Il Tirreno

l’intervista 

«Non possiamo fermarci a sognare» Tecla, l’impegno di una giovane donna

Francesca Lenzi
«Non possiamo fermarci a sognare» Tecla, l’impegno di una giovane donna

La sedicenne racconta il suo Sanremo, il ritorno alla vita normale e la voglia di riprovare altre emozioni

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Prima Sanremo e ora le interviste, le trasmissioni e una trottola mediatica che non si ferma ancora per Tecla Insolia, reduce dal secondo posto (dopo Leo Gassman) nelle nuove proposte e i premi Jannacci e Lucio Dalla, il cantautore preferito della giovanissima cantante.

Sei stanca?

«Nooo. Sono fresca come una rosa (ride, ndr)».

Quando è l’ultima volta che hai dormito per bene?

«Mah, sono arrivata al festival sabato 1 febbraio, però non dormivo già da prima, da persona ansiosa quale sono. C’è da dire che camuffo molto bene e dopo un po’ prendo anche confidenza. Detto questo, sogno di dormire 8 ore di fila».

Ansia prima del festival, ma poi andata alla grande.

«È andata bene. Molti dopo il proclamo della vincita di Gassman si sono avvicinati a me e mi hanno detto: “Dai, andrà meglio la prossima volta”. Andrà meglio la prossima? Ma io sto a Sanremo, ho 16 anni! Sono contenta eccome!».

Sei contenta, non credevi… però alla fine ci speravi nella vittoria, no?

«Ma sì. La vittoria è comunque un qualcosa che tutti sperano. Io però non ho ancora un programma ben strutturato come Leo Gassman che ha già un disco, ha già dei progetti dietro, io ancora devo creare delle cose. È giusto così».

L’impatto con l’Ariston è forte e pesante come si dice?

«Più che pesante a me emoziona il pensiero che prima di me hanno calpestato le stesse scale, le stesse mattonelle, artisti che stimo moltissimo. È proprio questa la magia dell’Ariston. Si percepisce nell’aria, e ti fai tutti i tuoi pensieri. Ci sono anime, c’è arte, c’è storia in quel teatro.Vuoi sapere il momento più bello prima di salire sul palco?».

Vai.

«Avevo le cuffie, che mi estraniano da tutto, e sentivo l’orchestra che si stava accordando. Mi sono emozionata tantissimo e mi son detta ok, voglio sentire questo rumore per tutta la mia vita».

E quando stavi per cantare, cosa hai provato?

«Già l’anno scorso cantai all’Ariston al Sanremo young e ho un ricordo abbastanza vivido. Ovviamente stavolta è stato differente. Ancora molto emozionante, ma ero più consapevole. Poi le scale al Sanremo young erano più traballanti, quindi la paura era decisamente diversa (ride, ndr). Non riuscivo a tenere le mani ferme, il sorriso fisso. Stavolta invece ero, nella mia agitazione, in pace con me stessa».

Qualcuno ha criticato la scelta della canzone. Perché?

«È il pensiero italiano che è profondamente sbagliato. Se non iniziamo a insegnare ai figli, io a mio fratello piccolo, a raccontare loro la verità sin da bambini, le cose non cambieranno mai. E perché io a 16 anni non posso portare una canzone che parla di forza femminile? Chi dà un limite di età alle cose? Ho letto commenti più o meno innocenti. Alcuni mi hanno proprio disgustato. Sono convinta che le persone debbano vomitare le proprie frustrazioni sui social. Volevo solo dimostrare che, pur avendo 16 anni, mi rendo conto di quello che accade attorno a me. Ormai abbiamo tutti gli strumenti per conoscere la verità. E l’ignoranza, che è una scelta, genera violenza. Io ho scelto la conoscenza e la cultura e vorrei influenzare più persone possibile. Le cose possono cambiare, ma non possiamo fermarci a sognare. Serve impegno, serve lo studio».

Il complimento più bello?

«Quando mi parlano di empatia, del modo di trasmettere. Sono contenta, è quello su cui ho sempre puntato».

Hai sentito il sostegno della gente?

«Sì. Dei piombinesi, ma soprattutto dei compaesani dei miei genitori, di Solarino e Floridia. Poi della mia famiglia, degli amici, ma il supporto più importante è quello che mi sono data io. Non mi sto facendo un complimento. Dico solo che senza la cognizione della realtà, tutto rischia di essere un’illusione. Dovremmo essere tutti più realistici. Non dico distruttivi, soltanto con i piedi per terra. Perché dopo una settimana di foto e gente che ti ferma per strada, si torna a Piombino, a scuola, e recuperare i compiti, e via dicendo. E sarà solo merito mio e del lavoro attorno a me riuscire a ripetere un’esperienza del genere».

Con te a Sanremo c’era anche Gianna Martorella.

«È una sorellona, sempre con me. Le voglio bene. Mi ha dato la possibilità di conoscere e imparare da tante persone che altrimenti non avrei mai incontrato se non ci fossero state le Muse, e lei che, prima di tanti altri, ha creduto in me».

Cosa ti ha lasciato Sanremo?

«Tanta sorpresa. Non me l’aspettavo così tanto, ecco». —

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