Il Tirreno

fisioterapia veterinaria 

C’è il centro di riabilitazione per i dolori e l’artrosi di Fido

Francesca Lenzi
C’è il centro di riabilitazione per i dolori e l’artrosi di Fido

Giulia Strata da La Spezia ad Animotus, in via Cerrini a Venturina «Sempre avuto la passione di aiutare il cagnetto anziano, che si muove male»

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«Quattro gambe buono, due gambe cattivo» si diceva nella fattoria degli animali, novella allegorica di riscatto e libertà dall’egemonia umana. Uscito nel 1945, il romanzo di George Orwell è tuttora modernissimo, denso di spunti di riflessione e amare verità. Fra chi gli animali li ama ma non ne ha e chi ne ha piena la casa, in mezzo a coloro che preferiscono starci lontani e quanti vorrebbero occuparsene ma proprio non ce la fanno, esistono pure persone in grado di curarli. Sono i veterinari, dottori un po’ folli che, fra un tremolio e un abbaio, fra un’unghiata e una leccatina, riescono a decifrare malesseri e carenze dei nostri amici a quattro zampe. Fra i tanti ambulatori, ne sta aprendo uno nuovo, Animotus, in via Cerrini 82/A, a Venturina.

In realtà è già operativo, ma verrà inaugurato domenica 9 febbraio. Cos’ha di diverso? È un centro di fisioterapia veterinaria, specializzato – come si legge nel volantino d’invito all’inaugurazione – in terapia multimodale del dolore osteoartrosico, nella riabilitazione motoria del paziente ortopedico e neurologico post-chirurgico o in gestione conservativa, nell’allenamento finalizzato al dimagrimento, al rinforzo muscolare e al potenziamento cardio-respiratorio. Ad aprirlo, e a gestirlo da sola, è Giulia Strata, 30 anni il prossimo luglio, che, dalla Spezia ha deciso di investire soldi ed energie in Val di Cornia.

Giulia, come è iniziato tutto? Partiamo dal principio: ho studiato all’università di Pisa e, partendo con l’idea di salvare gli animali, avevo preso la tesi in terapia intensiva e nefrologia, per pazienti gravi. Poi mi sono resa conto che era incompatibile con la mia indole: sono troppo sensibilona. Nel momento dell’emergenza lavoro, ma poi non riesco a staccare quando vado a casa. Avevo fortunatamente una relatrice esimia, ora in pensione, la professoressa Grazia Guidi che seppe tranquillizzarmi, aprendomi la strada ad altre prospettive.

La fisioterapia? Ho sempre avuto una passione per il cagnetto anziano, che si muove male, per non parlare di quello col carrellino e insomma, un po’ la fisioterapia era nella mia testa. Era il piano B. Ho così iniziato il percorso di tesi alla clinica di fisioterapia veterinaria Livorno di Micaela Mariani. Una volta laureata, mi sono trasferita a Livorno col progetto di lavorare lì. Ci sono stata 8 mesi. Purtroppo c’era già un’altra persona e con le ore che facevo non riuscivo nemmeno a pagare il monolocale affittato.

Quindi? Eh, quindi c’era il mio fidanzato, Francesco (Organni ndr), veterinario anche lui che aveva iniziato a lavorare a San Vincenzo alla clinica di Petagna. Coi turni non ci beccavamo mai, in più io non guadagnavo una mazza, e allora mi sono fatta coraggio e ho mollato Livorno. Ho lavorato sia qui in zona che a la Spezia; anche così impossibile. Allora? Ho fatto per un anno lavoro in ambulatorio veterinario normale, da Edianna Saccardi a Piombino. Gentilissima, ma non un ambulatorio tranquillo, anzi dai ritmi altissimi. Ho perciò girato vari veterinari proponendo fisioterapia in ambulatorio o a domicilio, fra Livorno e Grosseto. Con l’aumentare dei clienti, però, ho preso a fare fatica. Qui è stato importante Francesco.

Cioè? Mi spronava ad aprire un posto mio. Mi sono fatta coraggio e l’ho fatto. Fresca di laurea e povera in canna, fondamentale l’aiuto dei miei genitori. Comunque non ho ancora fatto l’inaugurazione e sono così (indica l’agenda piena di appuntamenti ndr) a neppure un mese dall’apertura. Non l’avrei mai pensato. Lavoro di referenza, con pazienti indirizzati dai colleghi veterinari, ma anche con associazioni, come La casa di Margot.

Di quali strumenti è dotato l’ambulatorio? C’è il laser, valore 9mila euro, uguale a quello che si usa nella riabilitazione umana. Questo, però, è calibrato per tessuti animali, utile sia nel post chirurgico che nei pazienti con artrosi, e mi aiuta per preparare il massaggio. Poi attrezzi vari, ostacoli, scalini. E la vasca, con capacità di 2mila litri, dal costo di 50mila euro.

Ti manca l’ambulatorio classico? Forse solo un pochettino fare i prelievi che mi piaceva.

A chi è indirizzata la fisioterapia veterinaria? Soprattutto per soggetti artrosici, anziani, con dolori articolari. Talvolta in combinazione con altri strumenti. Poi nel post chirurgico o neurologico, o comunque in gestione conservativa. E parliamo di cani di qualsiasi taglia.

Solo cani? Beh, sì. Il gatto è un paziente difficile. Di solito si riesce a usare giusto il laser e un po’ di massaggio.

Perché a Venturina? Mi piace. Sono cresciuta in città, però mi piacciono la natura, la campagna, un contesto più piccolo e rilassato. E poi risponde bene come collocazione, vicino alla superstrada.

È veterinario anche il tuo fidanzato. Mai insieme? Mai. Abbiamo due caratteri tosti. Andiamo d’accordissimo, ma gestiamo i momenti di tensione in modo totalmente diverso.

Al di là del lavoro, avete animali? Sì, due gatti, di cui uno tripode che, da appassionata del cartone La spada nella roccia, ho chiamato Semola e Pilade.

L’amore per gli animali l’hai sempre avuto? Sì. E li guardo anche per strada dopo 12 ore di lavoro. Soprattutto se vedo un cane basso, sproporzionato e tozzo. E perdo, ovviamente, la dignità. Ho sempre avuto uno spirito infermieristico. Da piccina, però, non avevo animali. Iniziai così a rompere le scatole ai miei genitori, che mi presero i pesci. Mi ricordo di aver passato un pomeriggio a tentare di accarezzare queste povere bestiole. Mossi a pietà, i miei passarono al criceto. Trasferiti poi in una casa con giardino, prendemmo un cane... campò solo 5 anni. Credo di aver cominciato a pensare di studiare veterinaria per questa canina che stava male, anche perché i miei fanno tutt’altro: mamma è commercialista, e papà ingegnere meccanico. Se ci saranno all’inaugurazione? Certo, sono i miei finanziatori. —

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