Il Tirreno

 

Legambiente denuncia: «Nessun intervento contro la moria delle Pinne nobilis»

Legambiente denuncia: «Nessun intervento contro la moria delle Pinne nobilis»

Il Cigno Verde chiede alle istituzioni misure urgenti per impedire la scomparsa definitiva dei grandi molluschi

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PORTOFERRAIO. La moria di Pinna nobilis nel mare dell’arcipelago toscano prosegue, ma di fatto nessuno interviene. A rilanciare l’allarme è Legambiente che applaude i gestori dell’Area marina protetta di Miramare (Trieste) per quanto stanno facendo in merito alla moria, causata dal protozoo parassita Haplospondium pinnae, che sta colpendo il Mediterraneo dal 2016. Le azioni messe in atto, in particolare, una campagna di monitoraggio attiva ormai da anni e la creazione di una task force, coinvolgendo Università, Ispra, Regione. . «È quanto si dovrebbe fare in questi casi ed è tutto quello che non è stato fatto in Toscana, nemmeno nelle aree protette a mare del Parco nazionale dell’Arcipelago toscano».

L’associazione spiega come nell’aprile 2019 i pescatori elbani e l’ufficio locale marittimo di Porto Azzurro della Capitaneria di porto di Portoferraio avevano segnalato morie di “gnacchere”, come vengono chiamate le Pinne nobilis all’Elba, nelle acque dell’Elba orientale, ma successivamente animali morti sono stati ritrovati in diverse aree dell’isola, l’Agenzia regionale per la protezione ambientale della Toscana (Arpat) settore mare, segnalava morie di nacchere già l’8 agosto 2018, quando aveva realizzato un campionamento a Giannutri, trovando 64 individui di nacchere morti su un totale di 182, con una percentuale esemplari morti del 35%.

«Oltre che a Giannutri (Cala dello Spalmatoio) le ricerche sono state effettuate anche a Capraia (Cala Rossa), Gorgona (tra Cala Martina e Cala Scirocco), in due siti di Pianosa (a sud di Punta del segnale e a est di Cala San Giovanni) e ad Ansedonia – aggiunge Legambiente – Quindi l’azione del protozoo killer era iniziata già nel 2017. Un’altra estesa moria era stata segnalata da pescatori e subacquei allo Scoglio d’Africa o Affrichella, sempre nell’Arcipelago toscano, a sud di Montecristo».

Legambiente era già intervenuta sull’argomento lo scorso luglio, denunciando la grave moria presente a Giannutri, del più grande bivalve del Mediterraneo, ma la presa di posizione, non sembra aver prodotto alcun effetto. «Nelle acque protette del Parco – spiegano dal Cigno Verde – mai trasformate in una vera e propria area marina protetta, cosa prevista da una legge del 1982 - non è stato ritenuto utile, come da noi richiesto, attivare una campagna di monitoraggio e men che meno attivare una task force coinvolgendo gli enti preposti, a cominciare dal Parco, insieme a Capitanerie, pescatori, diving center, e associazioni ambientaliste, sotto il coordinamento scientifico di Arpat e Ispra».

«Eppure – sottolinea Emanuele Zendri, responsabile Legambiente Arcipelago Toscano per Giannutri – anche l’Iucn ha riconosciuto e inserito, recentemente, la Pinna nobilis, che ricordiamo è una specie endemica del Mediterraneo, come “Critically Endangered” (Criticamente minacciata) nella Lista Rossa delle specie in pericolo di estinzione».

La moria è considerata «preoccupante» da Legambiente, vista la situazione particolarmente sensibile che coinvolge aree tutelate a mare, il Santuario internazionale dei mammiferi marini Pelagos e che probabilmente è estesa anche all’area recentemente indicata come Sito di interesse comunitario (Sic) per i delfini tursiopi (Tursiops truncatus) che va dal mare a nord dell’Elba fino a Capraia, Gorgona e la Versilia, sarebbe urgente che tutte le istituzioni interessate, a cominciare da ministero dell’ambiente, segretariato Pelagos e Regione, si dessero uno mossa prima che il più grande bivalve del Mediterraneo scompaia per sempre dalle acque teoricamente sottoposte a diverse forme di protezione dell’Arcipelago e del mare toscano e se finalmente si metteranno in campo le azioni volte a tutelare la sua ricchissima biodiversità, a cominciare dall’istituzione dell’Area marina protetta, come finora fatto solo a Capraia». —

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