Il presidio
Conifa dice sì all’Elba, la nazionale di calcio non è più solo un sogno
L’isola iscritta alla federazione alternativa alla Fifa con Hawaii, Rapa Nui e Crimea. D’Auria: «Che emozione!»
PORTOFERRAIO. L’Elba, se tutto andrà secondo i piani, avrà presto una nazionale di calcio. Quello che sembrava fino a ieri soltanto un sogno tenuto in piedi dal vulcanico elbano Gateano D’Auria, ex presidente della Polisportiva Rio Elba, è realtà.
Con 199 voti favorevoli, 62 contrari e un astenuto la nostra isola è stata accettata da Conifa, la confederazione che riunisce nazionali di calcio degli Stati indipendenti e regioni non riconosciuti: dal Tibet, all’Abcasia fino alla Padania, per intendersi. A rappresentare l’Elba sull’isola di Jersey, nella Manica, per l’assemblea della Conifa, è stato proprio il vulcanico D’Auria, uno che quando c’è da materializzare un sogno non si tira indietro, basti pensare cosa è riuscito a fare da organizzatore delle Miniolimpiadi sull’isola, evento partecipato ogni anni dai bambini delle scuole e seguito con tanto di tifo da stadio da centinaia di genitori.
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Dopo mesi di trattative, contatti telefonici, scambi di mail sabato arriva il giorno decisivo, sulla nebbiosa e gelida isola britannica. D’Auria si siede grande salone assieme ai dirigenti delle nazionali Conifa in arrivo da tutto il mondo. La tensione si taglia a fette, le sensazioni sono buone, anche se qualche dubbio resta (l’Elba non ha un dialetto, non è uno Stato indipendente, né una regione riconosciuta): «Il problema sono i paesi assenti che hanno delegato altri e che potrebbero influire. Ora mi viene difficile pensare che Rapa Nui o il Tibet votino contro l'Isola D'Elba. Ma tutto ci sta». Poco dopo, però, arriva la notizia attesa. L’isola d’Elba è stata accolta nella Conifa, assieme a Papua Ovest, Mapuche, Hawaii, Crimea e Rapa Nui. Basta leggere la lista dei nuovi iscritti diramata dalla stessa Conifa, per rendersi conto della particolarità dell’evento e della presenza dello Scoglio. Ma niente è impossibile, soprattutto se c’è di mezzo D’Auria. «Davvero una esperienza unica! – racconta – ho parlato al cuore di tutti i presenti con la bandiera dell’Elba aperta e mostrando un video della nostra isola. È stato commovente».
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E adesso? Quello accaduto a Jersey è solo l’inizio. Dopo l’accettazione in seno a Conifa, c’è da costruire la nazionale, scegliere i giocatori, le maglie. Insomma, c’è tanto da fare. Ma D’Auria, ormai, è un treno in corsa. L’obiettivo, del resto, è chiaro: far partecipare l’Elba ai Mondiali di calcio delle nazionali più alternative del mondo.
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