Adriana conferma al giudice la sua versione
«Mia suocera si è lasciata morire, volevo portare la salma a Follonica». I legali chiedono la revoca della custodia cautelare
Ieri mattina Adriana Pereira Gomes, la trentaduenne che oggi si trova in carcere a Sollicciano per l’uccisione di Simonetta Gaggioli, è stata ascoltata dal magistrato Antonio Del Forno. Adriana ha risposto a tutte le domande del giudice per le indagini preliminari che si sono concentrate in maniera particolare sulla dinamica del trasporto del cadavere della Gaggioli e su alcune circostanze relative all’omicidio.
Pereira avrebbe ucciso Simonetta Gaggioli tramite la somministrazione di una dose letale di farmaci (Xanax e Doutens, un antidepressivo e un antipertensivo) disciolta nel caffè la notte del 26 luglio scorso.
Il giudice per le indagini preliminari nell’ordinanza di custodia cautelare spiega punto per punto quello che sembra essere successo quella notte: Pereira avrebbe agito mentre il compagno e i tre figli dormivano nella stanza accanto. La famiglia di sei persone viveva a Riotorto in soli sessanta metri quadrati e la Gaggioli dormiva sul divano. Dopo la morte della donna Adriana avrebbe avvolto il cadavere della 76enne in un sacco a pelo e lo avrebbe nascosto, per due giorni, sotto al letto dove dormivano i figli.
La domenica successiva la 32enne avrebbe poi caricato da sola il corpo in auto e avrebbe tentato di portarlo via: una dinamica che è stata oggetto anche di un incidente probatorio che ha dimostrato che Adriana sarebbe effettivamente stata in grado di spostare da sola il cadavere. Un guasto alla macchina, sopraggiunto durante il trasporto della salma, avrebbero però sconvolto i piani e così Adriana sarebbe stata costretta ad abbandonare il corpo lungo la vecchia Aurelia, vicino al condominio Pappasole, il luogo dove è stato poi ritrovato, in avanzato stato di decomposizione, la mattina del 3 agosto. «Volevo portare la salma al cimitero di Follonica e metterla di fianco alla tomba del marito, come mi aveva chiesto mia suocera quella sera, prima di lasciarsi morire, ma la macchina si è fermata», ha raccontato l’indagata in uno degli interrogatori. «Adriana ha confermato la sua versione dei fatti – dice l’avvocato Filippo Nardini – Non ha ritrattato». Il legale, che segue il caso insieme alla collega Eleonora Goti, ha contestato fin da subito la misura cautelare emessa dal giudice: «Né Adriana né il compagno Filippo Andreani hanno i soldi per fuggire – spiega Nardini – inoltre non hanno i documenti e non vedo come avrebbero potuto lasciare l’Italia».
I legali hanno depositato l’istanza dove chiedono la revoca della misura cautelare e a breve depositeranno il ricorso al tribunale del riesame. «Adriana è molto preoccupata per l’andamento familiare, Filippo è rimasto da solo e i bambini sono stati dati in affidamento – dice Nardini – Per lei è una situazione molto pesante». —
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