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Molte donne a Grosseto «L’azienda è in grado di spiegare il perché?»
piombino. Qualcosa si è rotto. O si è interrotto per chi lascia aperta la porta alla speranza che il Punto nascita dell’ospedale di Villamarina riapra le sue porte. Dal 21 giugno, data simbolo, in cui quanto denunciato da tempo ha trovato conferma nei fatti con la chiusura del reparto e il trasferimento delle attività all’ospedale di Cecina i nuovi piombinesi nati fuori sono stati 65. In parte i loro nomi si possono leggere sull’albero che il Comitato Lasciateci nascere ha installato in piazza Verdi, opera dell’artista Mati Fabrizzi. Al conto mancano i baby del resto della Val di Cornia.
In questi mesi le attiviste di Lasciateci nascere non hanno mai abbassato la guardia. Hanno portato alla luce le distorsioni di un sistema che spesso ha finito per scaricare sulle future mamme e i loro piccoli il peso di una soluzione tutt’altro che definita e strutturata. Un lavoro di denuncia che nelle ultime settimane è proceduto sotto traccia salvo arrivare a tirare una riga dopo un periodo senza risposte certe.
«Parliamo di quello che è successo dopo la chiusura. Di quello che ci è stato tolto da sei mesi», dicono le donne del Comitato. Dagli accessi al pronto soccorso dopo la 25ª settimana a quelli per sintomatologie ginecologiche che potrebbero portare a un ricovero per trattamenti farmacologici o chirurgici. E ancora a proposito del Codice rosa che «seguendo il protocollo prevede una stanza dedicata per le attività ambulatoriali e un successivo ricovero protettivo per le condizioni psico-fisiche della donna. e gli interventi ginecologici, programmati e urgenti, che prevedono un ricovero notturno. Ovviamente, hanno subito un calo notevole, in relazione alla chiusura del Punto Nascita anche i ricoveri in pediatria e le attività ambulatori pediatriche».
I contraccolpi della chiusura del Punto nascita più volte sono stati segnalati. «Dalle ultime denunce di nascita, ci risulta che un numero importante di donne si siano spostate dall’Azienda sanitaria Toscana Nord ovest all’Azienda Usl Toscana Sud est». Tradotto, più che dirigersi verso Cecina molte donne in stato interessante hanno scelto di percorrere pressoché la stessa distanza per affacciarsi ai servizi dell’ospedale di Grosseto. «L’Asl Toscana Nord ovest è in grado di spiegare perché? Vogliamo farci una domanda? Speriamo sia chiaro a tutti quello che ci stanno facendo. Speriamo sia chiaro che si continua a mentire alla cittadinanza». — M.M.
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