Il Tirreno

Sindaci in guerra, Termine fa ricorso al giudice del lavoro e querela Ferrari per diffamazione

Manolo Morandini
Il sindaco di Monterotondo Giacomo Termine
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Il sindaco di Monterotondo Giacomo Termine

Il primo cittadino Pd di Monterotondo: «Il mio è un licenziamento politico bello e buono, non sono un assenteista. Non ho mai avuto una contestazione»

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PIOMBINO. Saranno i giudici a fare chiarezza. A mettere da parte le divisioni politiche per affermare il diritto. L’ex dipendente del Comune di Piombino Giacomo Termine, messo alla porta il 24 dicembre, vuole andare fino in fondo. «È un licenziamento politico bello e buono il mio, non sono un assenteista», dice. A pesare sarebbe il suo impegno di sindaco di Monterotondo Marittimo, dove è in carica in quota Pd per il secondo mandato. Incarico istituzionale, al pari di altre cariche che ricopre, per svolgere le quali si è avvalso del diritto di usufruire dei permessi retribuiti per assentarsi dal lavoro. Ma sul piatto Termine ci mette anche dell’altro. La politica. «A ottobre sono stato eletto segretario provinciale del Pd – afferma –. Solo dopo sono stato convocato una prima volta dal segretario generale del Comune e successivamente anche alla presenza dell’assessore al Lavoro Sabrina Nigro. Mi è stato detto che dovevo andarmene».

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Il punto è che il primo cittadino di Monterotondo non può optare per l’aspettativa. Con una indennità di carica di appena 450 euro (il Comune è piccolo e la cifra è questa) non si campa. E gli altri ruoli, presidente della conferenza dei sindaci dell’Azienda sanitaria Toscana Sud est, presidente della Società della salute delle Colline Metallifere e membro della giunta esecutiva dell’Unione dei comuni montana delle Colline Metallifere, li copre a titolo gratuito. Da qui la strada obbligata di avvalersi dei permessi retribuiti, previsti dall’articolo 79 del Testo unico degli enti locali. A pagare trattandosi di pubblica amministrazione è l’ente di appartenenza. Diversamente da quanto accade per i dipendenti del settore privato.

Che i permessi siano legittimi lo conferma anche il sindaco di Piombino Francesco Ferrari, pur sottolineando che Termine «si è presentato al lavoro in rare occasioni». Una sottolineatura non da poco. L’appiglio per il licenziamento a detta del Comune di Piombino sarebbe il periodo di prova fissato al momento dell’assunzione di Termine in sei mesi. E l’impossibilità di valutarne l’idoneità nell’arco di un anno per le ripetute assenze.

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Assunto come vincitore di concorso alla fine del 2018 è stato prima assegnato allo Sportello unico delle attività produttive e successivamente trasferito all’Ufficio Ambiente. Alla legittimità dei permessi Ferrari replica che «altrettanto legittimamente, alla luce dell’impossibilità di valutare il suo rendimento, abbiamo deciso di non confermare la sua posizione». E sottolinea: «Non è una scelta politica, Termine gode degli stessi diritti di un qualsiasi altro lavoratore ma, allo stesso tempo, deve ottemperare anche ai doveri che la sua posizione implica. Non è giusto che qualcuno percepisca uno stipendio senza svolgere il lavoro che è chiamato a fare, soprattutto in un ente che si regge su denaro pubblico e che deve garantire servizi ai cittadini».

Termine ha intenzione di rivolgersi a più di un giudice, alla sezione del lavoro ma anche a quella penale, perché da più parti si sente diffamato. «Ferrari e il collega di Grosseto Vivarelli Colonna saranno denunciati per diffamazione. E al pari di loro chi vuole far passare una persona che svolge un mandato istituzionale e non politico, usufruendo in maniera regolare dei permessi per espletarlo, come un parassita. Io non ci sto nella maniera più assoluta».

Il primo cittadino di Monterotondo Marittimo è arrivato a Piombino come vincitore di concorso pubblico. All’epoca Termine lavorava già come dipendente del Comune di Gavorrano e scelse di licenziarsi per entrare in servizio a Piombino. «Il periodo di prova lo avevo già fatto a Gavorrano ma quando arrivai in città mi fu chiesto di farlo di nuovo e non mi sono opposto. Sono una persona corretta, avrei potuto finire il periodo di prova andando al lavoro tutti i giorni e poi sarei stato in una posizione blindata, cioè non licenziabile. Quando sono in ufficio aiuto i colleghi come ho sempre fatto e non ho mai avuto recriminazioni sul lavoro svolto oppure ordini di servizio o richiami disciplinari». Che conclude: «Ho sempre usato i permessi in modo equilibrato e rispetto a quanti ne avrei potuti utilizzare una parte non li ho usati».

 

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