«Situazioni irregolari causate dalla crisi»
venturina. Da anni il “lavoro grigio” è diffuso in Val di Cornia: tanti braccianti agricoli lavorano in condizioni di sfruttamento, in particolare stranieri ed extra comunitari. La cronaca è sempre più piena di queste storie. «Doveroso denunciare – hanno sottolineato dalla Cia -. Il fenomeno esiste e non possiamo che condividere l’attenzione riservata ai lavoratori indifesi e al lavoro irregolare. Siamo disponibili a fornire il supporto alla autorità ispettive». Ma non bisogna generalizzare, precisa la confederazione. «Gli episodi evidenziati sono gravi e inqualificabili – ribadisce -. Ma l’approccio sensazionalista liquida troppo in fretta una realtà fatta anche e soprattutto di gente onesta e laboriosa che tanto fatica per far quadrare i conti di un' attività con sempre minore marginalità». Il problema del “lavoro grigio” va inquadrato, “senza voler giustificare i disonesti” ripetono, in una discussione più ampia dell’intero comparto produttivo che ha necessità di un serio tavolo di discussione che affronti queste situazioni. «Nodi che riguardano non solo il rapporto tra datore di lavoro e lavoratore ma anche la formazione del prezzo del prodotto, il potere contrattuale dell’agricoltura rispetto allo strapotere commerciale della gdo, i prezzi imposti alla produzione troppo spesso ai limiti dell’umiliazione. Senza un vero dibattito su queste tematiche sarà difficile contrastare le dinamiche distorsive nella filiera agroalimentare e far emergere un’economia illegale che colpisce i lavoratori ma anche le imprese”. —
A.M.
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