Prodotti agricoli in discesa per il clima e i prezzi bassi
Secondo la Cia sono in sofferenza quasi tutte le colture tipiche della Val di Cornia Ortofrutticolo, cereali e soprattutto miele a picco. Meglio pomodoro e biologico
venturina. «Un’altra annata agraria difficile: produzioni condizionate dal clima e dai prezzi alla produzione». È il report della Cia Livorno, ieri illustrato alla stampa, con dati che evidenziano che il settore agricolo provinciale continua a soffrire. «Anche nel 2019 difficoltà sul fronte del reddito – ha detto il presidente provinciale Pierpaolo Pasquini -, che rimane l’aspetto di maggiore criticità sul territorio provinciale e le prospettive per il nuovo anno sono ancora all’insegna dell’incertezza». Criticità particolarmente influenzate dalle variazioni climatiche che condizionano sempre più le scelte produttive. Aspetto che si aggiunge ai costi di produzione e all’andamento di mercato. «La piovosità del periodo primaverile – ha ricordato -, che ha reso difficoltosa la semina e il trapianto di molte colture, unita a eventi climatici come forti venti e in alcuni casi grandinate hanno contribuito a ridurre i raccolti».Nel dettaglio la situazione per settore.
Cereali: la trebbiatura dei frumenti si è caratterizzata per minori rese e scarsa qualità, con un prodotto di peso specifico inferiore rispetto alla media del territorio livornese e un basso contenuto di proteine. Mediamente rese intorno ai 45 ql/ha con un prezzo di realizzo intorno ai 22 euro/ton; prezzo non remunerativo visto che per produrre un ettaro di grano occorrono non meno di 800 euro a ettaro.
Settore ortofrutticolo: le produzioni a pieno campo hanno risentito delle bizzarrie del clima, ma il punto debole rimane lo scarso riconoscimento del prezzo del prodotto agli agricoltori. La forbice tra prezzi al consumo e prezzi alla produzione rimane elevata e nella filiera l’agricoltore rimane l’anello debole della catena. Considerando gli elevati costi di produzione e quelli della manodopera destinata alla raccolta, le aziende ortofrutticole continuano a vivere una situazione di grande sofferenza. Le conseguenze sono una riduzione delle superfici investite a ortaggi, colture che hanno fatto la ricchezza di questo territorio, e la presenza di alcuni casi di fenomeni distorsivi sul mercato del lavoro. I rapporti all’interno della filiera ortofrutticola rimangono uno degli aspetti di maggiore criticità anche nel territorio livornese, con la gdo che nel bene e nel male condiziona le dinamiche produttive e di mercato.
Carciofo: coltura che caratterizza la Val di Cornia, che si è distinta per una bassa redditività a causa delle gelate tardive primaverili, che non hanno danneggiato gli impianti ma posticipato il periodo di raccolta nella tarda primavera, con conseguente presenza tardiva del prodotto sui mercati e un prezzo all’agricoltore scarsamente remunerativo.
Miele: bilancio allarmante con un calo generalizzato a livello nazionale ed anche nella nostra provincia, con picchi fino all’80%. La Regione Toscana permette per questo la concessione di un finanziamento a tasso 0 agli apicoltori per compensare la mancata produzione e per il rispristino del patrimonio apistico ridotto a causa dell’andamento climatico.
Pomodoro da industria: inizio di stagione difficile con una primavera fredda e piovosa che ha fatto ritardare i trapianti. Le rese sulle produzioni precoci e medio-precoci sono risultate più basse degli altri anni, con cali produttivi superiori al 20% rispetto al 2018. Il bel tempo di settembre e ottobre ha permesso di recuperare quantitativi di produzione, ma la resa media si è attestata intorno ai 650 ql/ha con produzioni ridotte rispetto alle previsioni di inizio campagna. Il prezzo alla produzione migliora rispetto al 2018: da circa 90 euro a tonnellata a 95 euro, senza però consentire margini di redditività perché produrre nei nostri areali pomodoro da industria può costare dai 7mila agli 8mila euro a ettaro.
Olio: l’andamento climatico ha favorito gli attacchi della mosca dell’olivo facendo registrare produzioni di qualità inferiore rispetto alla media, con situazioni di acidità fuori dai parametri della filiera extravergine/Igp. In generale le rese si sono dimostrate soddisfacenti anche se non omogenee sul territorio.
Vino: la vendemmia ha registrato buone rese con aspettative alte per un prodotto di buona qualità.
Agriturismo: ripresa delle presenze di ospiti stranieri, ma prezzi rimasti invariati rispetto al 2018 o addirittura in riduzione.
Biologico: ancora in crescita in termini di operatori, superfici e consumi, considerata la richiesta in ascesa sul mercato, cui fa da contraltare la riduzione dei prezzi, stante un’offerta maggiore e la presenza ormai consolidata in vari circuiti. —
Annalisa Mastellone
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