Italia
Monumenti lasciati al degrado da anni, ecco i simboli della città in abbandono
L’opera di Bolano in ricordo di Zambelli nascosta dai cespugli, danni al la scultura di Pietri. E nelle fortezze crescono i capperi
Trascuratezze, monumenti lasciati al degrado, fortezze medicee in difficoltà, problemi senza tempo nel centro storico di Portoferraio. Sono molte le segnalazioni che i lettori hanno inviato al Tirreno e le richieste di intervento rivolte all’amministrazione comunale.
Vediamo i monumenti trascurati. Due sono in vetta alla classifica, quello di piazza Marinai d'Italia e l'altro di piazza Pietri. Il primo “vive” in un'area semi abbandonata.
L'opera dedicata ai caduti della Marina troneggia nello squallore. Urge un radicale restyling della zona e per fortuna il sindaco di Portoferraio Angelo Zini di recente ha annunciato un intervento ad hoc. Panchine stanche, danneggiate o rotte, ghiaino scomparso, raccoglitori di rifiuti arrugginiti, tracce di palme rasate e il monumento circondato spesso da erbacce. Poi il busto bronzeo dedicato al celebre compositore elbano di Sant'Ilario Giuseppe Pietri. La sua immagine scultorea, davanti al “suo” cinema teatro, chiuso da anni e in disfacimento, è ormai “pitturata” da ossidazioni e dalle deiezioni di piccioni. E c'è da aggiungere una nota. Alla precedente amministrazione comunale, il circolo culturale Sandro Pertini offrì il restauro gratuito di quella statua. Non interessò.
Che dire poi del monumento dedicato a Ilario Zambelli, partigiano riese, medaglia d'oro e martire delle Fosse Ardeatine, creato dall'espressionista astratto Italo Bolano. Non esiste più in pratica. È posto vicino al benvenuto agli ospiti, ma da tempo è nascosto da cespugli. Quindi è ignorato e sarà anch'esso ossidato. La sua presenza non è nota pure a chi celebra da quelle parti il 25 aprile, infatti nella cerimonia viene fatto riferimento ad altro cippo alla memoria esistente lì vicino, intitolato al Finanziere Antonio Zara, vittima del terrorismo. Non stanno meglio i 3500 metri di fortificazioni, volute da Cosimo I° dei Medici nel 1548. I grandi bastioni e le imponenti mura sono sempre più dominate da piante infestanti. E vanno forte i cespugli di capperi, impegnati a mascherare le pietre storiche fatte metter su dall'architetto Camerini, succeduto al Bellucci che Cosimo I ritenne troppo lento nel far procedere i lavori. Il principe fiorentino doveva agire alla svelta perché potenze avversarie si stavano agitando per tali costruzioni.
I capperi poi si ritrovano anche prima del tunnel che conduce alla villa napoleonica dei Mulini, nella parte alta del centro storico della città medicea. Ma tanti altri acciacchi danneggiano le fortezze; sicuramente un bene storico architettonico di valore inestimabile.
Occorrerebbe una maxi pulizia ambientale e manutenzioni più frequenti, metro quadro per metro quadro, per farle vivere e gustare. —
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