«Ricostruzioni per alleggerire il peso delle proprie scelte»
I sindaci di Campiglia, san vincenzo, sassetta e castagneto
piombino. «Non si può tacere di fronte a strumentalizzazioni della verità e ricostruzioni finalizzate ad alleggerire il peso delle proprie scelte». Così i sindaci Alberta Ticciati di Campiglia Marittima, Alessandro Bandini di San Vincenzo, Alessandro Scalzini di Sassetta e Sandra Scarpellini di Castagneto Carducci.
«Gli indirizzi del piano presentato il 5 dicembre in assemblea Asiu dal Cda di Rimateria, Pellati in testa, non prevedono il conferimento in discarica di rifiuti organici provenienti da fuori, come ha dichiarato il sindaco Ferrari – affermano –. La tipologia di rifiuto previsto è quella contenuta nelle prescrizioni del Nurv e cioè 7.1A, rifiuti inerti o simili, comunque non putrescibili e quindi, in quanto tali, non maleodoranti. Questa non è una nostra opinione, ma è ciò che è scritto nel documento presentato in assemblea. Ferrari afferma di aver votato contro quegli indirizzi perché in contraddizione con le prescrizioni del Nurv. Niente di più falso».
I quattro sindaci entrano nel merito. «Nelle proposte presentate inoltre, lo diciamo per chiarezza e trasparenza, oltre all’ipotesi di arresto dell’attività e quindi di default, scelta dal sindaco di Piombino – proseguono –, sono state presentate altre due opzioni: la prima comprendente 350.000 metri cubi di riprofilatura e rialzo dell’ex Lucchini e la seconda di 450.000 mc di riprofilatura e rialzo dell’ex Lucchini. Noi abbiamo scelto la seconda, l’unica in grado di bonificare in maniera definitiva ex Asiu, ex Lucchini e LI53, ma se Ferrari avesse voluto, avrebbe potuto scegliere di autorizzare i volumi già previsti dalla Regione Toscana, 350.000 mc. Non lo ha fatto. Questo è il dato, e questo deve spiegare ai cittadini, evitando di cercare alibi e responsabilità altrove».
A questo proposito ricordano che «nonostante il socio pubblico sia in minoranza in Rimateria ha potere decisionale sul piano industriale e il sindaco di Piombino, quindi, non può chiamarsene fuori, così come nonostante affermi che nessuno verrà lasciato solo, non dice che il pubblico non ha le risorse e le possibilità tecniche ne di bonificare il territorio ne di sostenere economicamente le 50 famiglie, che senza ragione vengono lasciate senza lavoro». Il 18 dicembre la società deciderà «definitivamente rispetto al futuro di Rimateria – affermano –. Certo è che il rischio che la società fallisca sembra palpabile. E in questo caso la discarica chiuderà senza che si facciano e completino gli interventi di raccolta del percolato, le centraline di monitoraggio dell’aria, le coperture definitive delle discariche presenti, le bonificare delle aree, men che meno la LI53, senza considerare che l’assenza di un sito di smaltimento per gli scarti siderurgici di Jsw potrebbe creare ulteriori criticità ed ostacoli all’economia del territorio». E concludono: «Un quadro preoccupante è pericoloso. Per questo rinnoviamo l’invito ad abbassare i toni e a sederci a un tavolo al cui centro sia messo il futuro di questo territorio, il suo tessuto economico e sociale, la salute e la tutela dei suoi cittadini». —
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