Il nido d’amore di Napoleone regno per cinghiali e mufloni
Fuori dal Santuario della Madonna del Monte scorrazzano gli ungulati. Il responsabile dell’associazione che cura il luogo ammette: «Sono un flagello»
MARCIANA. Un tempo, il luogo funzionò da nido d’amore tra Napoleone Bonaparte e la contessa Maria Waleska. Tra questi secolari castagni, inoltre, si disegnò il futuro d’Europa. Ma nei secoli il sito ha funzionato da richiamo mistifico e religioso: generazioni e generazioni di elbani si sono inerpicate fino a 627 metri sul livello del mare, per ammirare, secondo la leggenda, l'immagine della Vergine dipinta su un masso di monzogranito spalmato di calce. Oggi è il regno di branchi di mufloni e cinghiali selvatici.. I primi entrano con disinvoltura nell’esedra di granito per dissetarsi; i secondi, affamati fino all’inverosimile, sconquassano e smantellano l’acciottolo antistante il campanile del santuario alla ricerca di radici o bulbi vegetali. Uno scenario che lascia sbigottiti per la forza dimostrata nel sollevare le lastre che per secoli proteggevano la struttura muraria dalle infiltrazioni dell’acqua piovana.
«Una cosa vorrei mettere in risalto – dice Pietro Antonio Carli, farmacista e referente dell'associazione che ha a cuore il santuario – il luogo non è affatto abbandonato. Esiste un gruppo costituito da volontari, gli “Amici del santuario della Madonna del Monte”, che si è impegnato e continua a farlo per preservare il santuario dal rischio dell’abbandono e dell’incuria. Sono sicuro che presto si mobiliterà per risanare il selciato e ricostituirlo come era. Non manca la buona volontà».
L’intero edificio, comprese le strutture che si trovano nelle immediate vicinanze, dove si dice che l'Imperatore abbia riservato per sé due stanze adibite a studiolo e a camera da letto dal 23 agosto al 5 settembre 1814, nonostante avesse fatto sistemare tra i castagni la sua tenda militare, ricade sotto la responsabilità della diocesi di Massa Marittima-Piombino. A questo vanno inseriti il grande piazzale d’ingresso, il selciato (oggi divelto) e infine l’esedra detta Teatro della Fonte, in pratica una trabeazione di ordine ionico e tre mascheroni in marmo bianco. Proprio qui, nei caldi pomeriggi estivi, non è raro imbattersi in gruppi di mufloni che scendono ad abbeverarsi. È il vestibolo all’ingresso principale del santuario. Fu Pellegrino Calani da Filetto in Lunigiana a realizzarlo nel 1698 per volontà di Lorenzo Pieruzzini, camerlengo dell'Opera del Monte. Il terreno intorno ricade invece sotto la responsabilità del parco nazionale. «Il santuario mi risulta che non sia stato danneggiato dagli animali selvatici – dice al Tirreno il parroco di Marciana, don Gianfranco Bersani – Solo in alcuni punti all’esterno. Recinzioni? Non credo che sia un’ipotesi percorribile». «Cinghiali e mufloni – incalza Carli – sono un flagello non solo per la Madonna del Monte, ma per tutta l’Isola. S’impongono – conclude – provvedimenti drastici per limitarne la popolazione selvaggia». —
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