Il Tirreno

Omaggio a Barbera 

L’abbraccio della nipote per il commosso ricordo al cimitero cittadino

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PORTOFERRAIO. «Desidero ringraziare pubblicamente l’associazione nazionale Marinai d’Italia, gruppo Giovanni Barbera di Portoferraio». Così comincia la lettera inviata alla nostra redazione da Maria Biagini, residente a Chatillon (Valle d’Aosta) e nipote del guardiamarina Giovanni Barbera per l’omaggio reso anche quest’anno, in occasione del 2 novembre, presso la tomba vuota del cimitero di Portoferraio, che ricorda lo zio disperso nel mar Mediterraneo presumibilmente il 14 settembre 1942, in seguito all’affondamento del sommergibile Alabastro, su cui era imbarcato.

«Ringrazio anche – continua la lettera – il comandante e il personale tutto della Capitaneria di porto di Portoferraio. Grazie anche alla vostra testata giornalistica, se potrete dare voce a questa mia riconoscenza verso quanti si adoperano per mantenere vivo il ricordo dello zio e di quanti hanno offerto il loro sacrificio nei diversi conflitti, morendo in mare». Correva l’anno 1989 quando, alla presenza del Capo di Stato maggiore della Difesa, ammiraglio Mario Porta, si inaugurò a Portoferraio la sede del gruppo Anmi intitolata a Giovanni Barbera. «Giovanni – scrive Biagini – era fratello della mia mamma. Non ho potuto conoscerlo, ma i ricordi di quanti lo hanno incontrato e frequentato mi hanno permesso di volergli bene».

Giovanni Barbera era nato a Portoferraio il 5 luglio 1919. Amava il mare, come si legge sullo Scoglio. Infatti fu uno dei primi a iscriversi nelle formazioni giovanili della Gil. Aveva compiuto gli studi al liceo ginnasio Foresi e qui, nel 1938, conseguì la maturità classica. S’iscrisse poi all’Università a Firenze. Ma interruppe gli studi allo scoppio della guerra per arruolarsi in Marina. Il primo luglio 1940 lo vediamo all’Accademia navale di Livorno. Il 3 agosto 1942 era a bordo dell’Alabastro, uscito dai cantieri nel maggio 1942. E proprio su questo sommergibile, mentre era in navigazione a largo di capo Carbon, che incontrò la morte, bombardato e affondato da un aereo Sunderland.

«Sono mancata a questo prezioso momento di commemorazione, ostacolata dalla distanza e da impegni di assistenza in famiglia. Tuttavia l’invito quest’anno e anche l’invio di fotografie da parte del presidente Arturo Mancusi, mi permettono – conclude – di sentirmi almeno spiritualmente presente alla commemorazione, che mi onora e che mi commuove». —

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