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Liti, violenza e botte alla moglie: denunciato un uomo di 40 anni
La polizia interviene dopo aver ascoltato la donna con la procedura del codice rosso Il marito dovrà restare a distanza della consorte portata in una casa protetta
PORTOFERRAIO. Un uomo di 40 anni di Portoferraio è accusato di aver maltrattato per anni la moglie. . Botte, liti frequenti, spesso davanti ai figli minorenni. Un inferno in famiglia che la polizia di Stato ha scoperto nei giorni scorsi, quando gli agenti sono intervenuti dopo l’ennesima lite: la donna era stata picchiata dal marito, gli accertamenti medici lo hanno confermato. E i successivi approfondimenti degli agenti del Commissariato hanno portato alla luce una luna storia, fino a quel momento “sotterranea”, di maltrattamenti in famiglia.
Per questo motivo, nei giorni scorsi, la squadra anticrimine del Commissariato ha eseguito, al termine di lunghe indagini, l’ordinanza di misura cautelare emessa dal Gip del tribunale di Livorno che ha disposto, nei confronti dell’uomo, il divieto di avvicinarsi ai luoghi abitualmente frequentati dalla moglie, con divieto di comunicare in qualsiasi maniera e obbligo di mantenersi ad una certa distanza dai luoghi e dalle persone offese.
Le indagini sono partite dopo che la donna, con figli minori, è stata ascoltata con la nuova procedura del codice rosso ed è stata collocata in una casa protetta.
L’attività investigativa, sulla quale ovviamente viene tenuto il massimo riserbo, è anche occasione per parlare del fenomeno e della rete con la quale si è potuta muovere la Polizia di Stato, potendo contare in primis sul servizio sociale di Portoferraio. «Nel nostro Paese – spiegano dal Commissariato – analogamente a quanto accade nel resto del mondo, la violenza sulle donne, fenomeno trasversale che interessa ogni ceto sociale, senza differenze di età, etnia, religione, e condizioni economiche, è in continua e preoccupante espansione. Cosa si aspetta una donna, vittima di violenza di genere, dalla polizia? Sicuramente protezione e indagini che portino presto ad aver giustizia». Ma non solo. Secondo il Commissariato di Portoferraio una donna che è vittima di violenza fisica, psicologica, economica, sociale, «si sente sola, è rassegnata, prova vergogna, ha paura di ritorsioni per se stessa e i propri figli, si crede colpevole, teme di non essere creduta. Quando le donne decidono di uscire da situazioni di violenza per chiedere aiuto alle forze dell’ordine, ai medici, agli assistenti sociali, ai centri antiviolenza, agli avvocati, spesso si trovano in uno stato di particolare vulnerabilità e vivono con grande sofferenza ogni momento di comunicazione all’esterno della propria storia».
Ed è a questo punto che entra in gioco la rete.
«Anche nell’indagine in questione – aggiungono dal Commissariato – la rete con la Procura, l’ azienda sanitaria Usl e servizi sociali ha funzionato, facendo tuttavia emergere l’esigenza che i Comuni si adoperino, concretamente, per l’inserimento nei piani sociali di un centro antiviolenza in ogni ambito territoriale e di una casa di accoglienza per donne maltrattate in funzione del numero di abitanti, così come sollecitato dalle indicazioni della Unione Europea, e comunque a potenziare centri antiviolenza nel proprio territorio nel più breve tempo possibile». —
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