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Partono i lavori a Margidore per ricostruire la scogliera

Luigi Cignoni
Partono i lavori a Margidore per ricostruire la scogliera

La protezione dell’ormeggio di Golfo Stella era stata danneggiata dal maltempo Verranno utilizzati 1.500 metri cubi di massi provenienti dalla cava di Colle Reciso

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CAPOLIVERI. Ripresi a Margidore (come da cronoprogramma) i lavori interrotti a giugno allo scopo di non compromettere la stagionalità. Ora si lavora alla “rifioritura” della scogliera del golfo Stella, devastata dal fortunale nell’ottobre 2018. Qualcosa come 1.500 metri cubi di massi provenienti dalla cava di Colle Reciso prenderà la via per Margidore. I grossi sassi faranno rifiorire (si parla di una lunghezza di circa mille metri) la costa secondo i profili originari sul lato occidentale del golfo Stella. Non solo. Ma dopo il parere favorevole della Regione sull’arenile saranno depositati 5mila metri cubi di sedimenti marini risultati confacenti con questi fondali, in parte rocciosi ma coperti da sabbia, come si legge nel Piano di indirizzo territoriale della Toscana (Pit) redatto dalla Regione. Che osserva: «Il livello di antropizzazione è assai modesto, con la presenza di un ricovero per imbarcazioni, protetto da un pennello». E proprio in questo punto che si è concentrata l’attività e la forza del fortunale che si è abbattuto da queste parti lo scorso ottobre. Se prima si assisteva a uno spostamento della linea di riva di 2,68 metri all’anno (secondo sempre i dati del Pit della Toscana) a causa dell’erosione costiera, dopo l’evento di ottobre si è avuto uno stravolgimento, purtroppo solo in parte contenuto grazie al pennello sull’estremità occidentale del golfo, anch’esso però danneggiato. Da qui l’esigenza avvertita dall’amministrazione di richiedere alla Regione contributi per rigenerare il profilo dell'insenatura. Che si concretizzò in 360mila euro da spendere per la rifioritura della diga. Ma Margidore non fu l’unica località investita dal temporale e danneggiata dai marosi. Ci furono anche Lacona, Lido e Naregno. Per cui l’investimento complessivo sugli arenili capoliveresi ammontò a un milione e 300mila euro, il più alto ricevuto all’Elba fra i comuni investiti dal maltempo (Comune di Rio, Porto Azzurro, Marciana e Campo), previsti nel masterplan dal commissario delegato dal ministero dell’Ambiente, della Tutela del Territorio e del Mare. Tutti interventi sui quali gli amministratori elbani dovettero forzare le tappe per far arrivare in Regione prima della fine del mese di gennaio 2019 i progetti già approvati dai rispettivi consigli comunali per accedere ai finanziamenti. Ma solo in primavera inoltrata si iniziarono i lavori di ripascimento. Poi sospesi per non compromettere l’attività turistica. Con l’impegno però di riavviarli in autunno, assicurando, comunque, la chiusura dei lavori entro l’anno. Come si sta verificando per Margidore. «Le attività – si legge nel documento della Regione - dovranno essere eseguite nel massimo rispetto dell’ecosistema marino nelle zone di escavo, adottando tecniche che evitino la diffusione di eventuale torbidità, facendo particolare attenzione agli habitat naturali rigorosamente protetti dalle vigenti leggi». Inoltre il posizionamento dei massi dovrà avvenire assolutamente senza l’uso di materiali leganti (esempio cemento, colle o altro). «Infine durante l’intera fase di immissione dei materiali di cava in mare – conclude la nota - dovrà essere evitato il versamento di frazioni terrigene che potrebbero causare fenomeni di intorbidamento delle acque circostanti». —

Luigi Cignoni

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