Il Tirreno

la protesta 

Il commerciante Zanchi: «Abbiamo una zona a traffico interrotto»

A.M.

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venturina. «Inutile fare appelli, riunioni con le associazioni di categoria, insistere per avere un dialogo accettabile, ascoltato e produttivo con la pubblica amministrazione. Sono dispiaciuto ma fra noi e loro esiste un divorzio avvenuto tanti anni fa. Le nostre problematiche vengono ascoltate, ma non prese in considerazione. Tante promesse, tante belle parole e poi? Veniamo solo scherniti e presi per i fondelli. Sono amico di tutti, ho sempre creduto in loro, ma ahimè sono completamente ciechi e non riconoscono gli errori». Così si apre la lettera di Silvano Zanchi, storico commerciante del centro di Venturina, sulla Ztl cittadina a qualche settimana dall’avvio della sperimentazione della nuova viabilità, con le modifiche fatte per veicolare le persone verso il centro.

«Questo centro del paese, la Ztl, non ha un disegno omogeneo, non è una via che attira chi viene da fuori, ne un bel punto di aggregazione, è un astratto senza valore paesaggistico, non si dovrebbe chiamare Ztl ma Zti, zona a traffico interrotto – prosegue –. L’aver cambiato direzione di marcia per il traffico è stato solo un diversivo sciocco per dimostrare che qualcosa per i cittadini e a discapito del commerciante veniva fatto! Nella quotidianità ci sono cose più importanti per migliorare il bene di tutti! Ad esempio, strisce pedonali rialzate all’incrocio di via Indipendenza con via Cerrini, potatura di quei meravigliosi pini in via Cerrini alle Coltie, rotonda su via Aurelia con via dell’Agricoltura. Vorrei che i nostri amministratori si accorgessero che il paese di Venturina Terme non è loro ma di tutti».

In merito al commercio locale. «Dovremmo riqualificare questa strada così importante senza continuare a fare tentativi assurdi come da oltre 20 anni, forse gli amministratori non hanno ancora capito che la via Aurelia, ribattezzata via Indipendenza, sta morendo per colpa loro. Qual è il proposito di tutto questo accanimento per 180 metri di strada? La specializzazione territoriale del commercio è in Italia un’eredità antica: basti pensare a quante città hanno interi quartieri o vie a specializzazione commerciale, con strade che conservano i nomi delle antiche botteghe medievali. In Francia, Inghilterra, Spagna i distretti commerciali sono diffusi perché semplificano tempi e modi di acquisto per il cliente e sono un’alternativa conveniente ai centri commerciali, richiedono forte sinergia con le istituzioni locali, oltre a una gestione nuova di apertura e chiusura e dei tempi di lavoro. Io quest’estate ho cominciato ad aprire alle 7,15. Resta la debolezza strutturale della domanda del paese – conclude –, e con una proposta e un’imposizione sulla viabilità non si può affrontare la politica del piccolo commercio». — A.M.

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