Italia
Addio Carlo Facchini, storico presidente che fece grande il Riotorto calcio
Rifondò la società giallorossa e la guidò per oltre vent’anni. I campionati di Promozione e il riscatto della piccola frazione
RIOTORTO. Era il Riotorto calcio. Era un simbolo, la rivincita della frazione, l’orgoglio di una comunità. Carlo Facchini è morto nella sua abitazione, a 77 anni. Li aveva compiuti proprio pochi giorni prima, sabato, ma era stato il compleanno più triste. Due mesi fa il verdetto dei medici era stato implacabile. Lascia un vuoto enorme nella sua famiglia (la moglie Marisa, la figlia Elena, il genero Luca Cioni) ma a piangerlo sono in tanti. Compreso il mondo del calcio, di cui lui per oltre un ventennio è stato un protagonista. Una figura leggendaria per il calcio dilettantistico locale. Calcio di altri tempi fatto di sudore, duro lavoro, erba da tagliare, maglie da rammendare. Un calcio non ancora fagocitato dalle pay-tv.
Ex finanziere, in pensione molto presto a causa di una cervicale che lo tormenterà per il resto della vita, Carlo era tornato nella sua Riotorto e si era dedicato alla sua grande passione: il calcio. Con altri amici aveva rifondato la società giallorossa e per 21 anni ne era stato presidente indiscusso. Anni ruggenti, in cui il Riotorto riuscì a salire dalla Seconda categoria alla Promozione. Non era mai successo. Il primo, storico campionato di Promozione fu quello della stagione 1998-99. Facchini in quegli anni era riuscito a prendere le seconde scelte del Piombino o i calciatori a fine carriera della zona. Da quel momento, col Piombino in preda a una grave crisi e in caduta libera, e con il Venturina stabilmente in serie D e quindi su un altro livello, giocare a Riotorto cominciò a essere la prima scelta. Sarebbe impossibile fare un elenco dei calciatori e degli allenatori transitati in giallorosso. Ne possiamo citare solo alcuni, a titolo di esempio: Luciano Bianchi, Nilio Agroppi, Luca Granucci, Antonello Venditto, Andrea Gherardini, Mirko Serena, Dario Fossi, lo stesso Luca Cioni. E gli idoli di casa come Ricky Cianchi, Flavio Braccagni o l’attuale presidente Alberto Romagnoli.
Facchini riuscì anche in un’altra impresa. La Promozione è un campionato regionale e ci volevano anche gli Juniores. Per non prendere una multa dalla Figc, ma anche per garantirsi un serbatoio, trovò un accordo con il Salivoli. Gilberto Allori, presidente dei biancocelesti, dette l’ok per il passaggio in giallorosso di 22 ragazzi. Quel primo campionato fu davvero una rivincita. Come quel 25 ottobre 1998, quando si giocò il primo derby della storia con il Piombino. Il Magona, fino ad allora inagibile, riaprì dopo un anno e mezzo proprio in occasione di quella partita. Fu vero derby e il Riotorto rovinò la festa ai nerazzurri, vincendo 2-1. Non mancarono le polemiche. Non mancarono mai, a dire la verità. Facchini era così, sanguigno e senza peli sulla lingua. E amava davvero quella maglia e quel campo sportivo, il Tre Pini, curato come il giardino di casa. Il Riotorto quell’anno retrocesse insieme al Piombino ma, a differenza dei nerazzurri che proseguirono la discesa fino alla Terza, i giallorossi mantennero la Prima categoria e al terzo tentativo tornarono in Promozione (2002) dove restarono per altri cinque campionati.
Facchini restò presidente fino al 2008. Poi disse basta. Le sue condizioni di salute non gli permettevano più di essere il numero uno in tutti i sensi. Perché Facchini non si limitava a firmare i contratti. Lui era presente sempre e ovunque. Il sabato girava tra i campi di mezza Toscana per osservare gli Juniores. E poi c’era da organizzare la Sagra del tortello e della bistecca, fonte di finanziamento del Riotorto calcio. Facchini smise per motivi di salute e anche perché molti dei vecchi amici e consiglieri non c’erano più. E tagliò di netto. Per non ricordare, per non soffrire. Si chiuse un ciclo. Al Tre Pini lo hanno rivisto raramente, solo nelle poche occasioni in cui era andato a veder giocare il nipote. E poi Carlo era un tipo riservato. Non ha voluto nemmeno i funerali e ieri la salma è stata cremata a Livorno. Ma non ha potuto impedire che la sua casa fosse presa d’assalto in questi giorni da tanti di quegli ex ragazzi che aveva amato. E che lo avevano amato come un babbo.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

