Il Tirreno

Con un raid a sorpresa sei aviatori di 20 anni andarono incontro a un tragico destino

G. PIERO VACCARO
Con un raid a sorpresa sei aviatori di 20 anni andarono incontro a un tragico destino

76 anni fa Eric Wilson (Royal air Force) morì in ospedale a Piombino dopo un attacco imprevisto ai tedeschi che scatenarono la contraerea 

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PIOMBINO. Il 16 ottobre 1943, esattamente settantasei anni fa, si spegneva in un letto dell’ospedale di Piombino, lontano dall’affetto dei genitori George e Grace e della giovane sposa Sheila, il ventiduenne sergente della Royal air Force Volunteer Reserve Eric Leslie Wilson. Quale destino aveva portato il giovane aviatore inglese, nato nella borgo marinaro di Preston nel Devon, nella nostra città?

[Tunisia, pomeriggio del 16 settembre 1943]

Nei giorni immediatamente successivi all’occupazione tedesca del litorale toscano, il porto di Piombino assunse una importanza straordinaria: il nostro scalo avrebbe dovuto, non appena da Berlino fosse arrivato l’ordine esecutivo, sopportare gran parte del peso dell’evacuazione degli oltre ventisettemila militari tedeschi ancora presenti in Corsica. Non era inoltre chiusa la partita elbana, dove il presidio italiano non aveva ancora deposto le armi. Questa delicata situazione non era passata inosservata ai comandi alleati. Fin dai giorni immediatamente successivi all’armistizio fu pianificata una fitta serie di voli sulla città di Piombino e sulle sue vicinanze.

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Il 15 settembre 1943 un ricognitore alleato riportò alla base preziosissime immagini del settore, lastre tutt’ora conservate con cura negli archivi britannici. Nelle fotografie, nitidissime, si rilevava un intenso e preoccupante traffico militare tedesco nella rada di Portovecchio. Alle 18,21 del giorno successivo, dal campo di volo tunisino di Protville, decollava perciò un isolato velivolo bimotore Vickers Wellington Mk. VIII del No. 458 Squadron della Royal Australian Air Force.

La sua missione, pattugliare il litorale tirrenico da Civitavecchia a Savona con particolar riguardo per la zona dell’arcipelago toscano. Un volo interminabile: l’atterraggio, sulla stessa spianata desertica di Protville, era previsto dopo circa 10 ore dalla partenza. A bordo del bombardiere, contraddistinto dai codici FU+K e dalla matricola MP729, presero posto sei giovanissimi aviatori, tutti volontari.

Oltre al comandante, ventitreenne tenente Peter Driver, in cabina presero posto il sergente Eric Wilson, secondo pilota, e l’ufficiale di rotta, tenente Geoffrey Holt, 22 anni. I sergenti George Rowland Potter e Edward James Cumming, rispettivamente operatore radio e operatore radar, avevano 22 e 23 anni. Infine a poppa, nella sua torretta di plexiglass, si sistemò il sergente Douglas Salt, diciannovenne, con funzione di mitragliere di coda.

Dopo il decollo l’aereo non dette più notizia di sé alla base, nella quale non rientrò mai più.

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[Piombino, sera del 16 settembre 1943]

Quella sera la luna calante era alta e illuminava il cielo. Intorno alle 22 il radar dell’aeroplano rilevò un gruppo di unità tedesche alla fonda davanti al porto di Piombino. Era la eterogenea flottiglia che, all’alba del giorno successivo, avrebbe dovuto sbarcare a Portoferraio il contingente destinato all’occupazione dell’isola d’Elba. Dopo il tragico bombardamento di quella stessa mattinata sul capoluogo elbano, una delegazione di ufficiali italiani era infatti giunta nel pomeriggio a Piombino, a bordo di una motovedetta, per concordare la resa del presidio e la consegna dell’isola agli ex alleati.

Non sapremo mai cosa avvenne a bordo del bimotore in quei minuti concitati: anziché limitarsi a segnalare la presenza delle navi e proseguire il suo volo, il Wellington si portò decisamente, con estrema audacia, all’attacco.

Sperando forse di cogliere un significativo successo grazie all’effetto sorpresa, probabilmente traditi dall’irruenza e dall’entusiasmo dei vent’anni, i sei aviatori si lanciarono incontro al loro destino.

Quello che ignoravano era che i radar tedeschi li stavano a loro volta seguendo: la reazione della contraerea, a terra e a bordo, fu perciò violentissima e precisa. Un vero muro di ferro e fuoco.

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Il bimotore fu colpito e precipitò in fiamme. L’abbattimento fu, per la cronaca, ufficialmente accreditato alla nave ausiliaria SG10 della Kriegsmarine e fu il primo aeroplano perso dagli alleati nei cieli di Piombino.

Alla rabbiosa reazione tedesca contribuì anche la torpediniera TA9, protagonista appena pochi giorni prima della celebre battaglia ed erroneamente creduta dagli storici, per decenni, affondata la notte del 10 settembre.

I piloti cercarono di guadagnare disperatamente la costa. L’aereo era però ormai fuori controllo e l’ammaraggio notturno riuscì in maniera disastrosa: l’urto con la superficie fu tremendo. Wimpy, come il Wellington era stato soprannominato dall’equipaggio, andò in pezzi con un frastuono infernale.

La tragedia si consumò in pochi istanti; la calma di una normale serata di fine estate, rotta solo dall’alito del vento e dal frangersi delle onde sulla battigia, calò nuovamente lungo la spiaggia deserta.

Una motolancia di salvataggio tedesca, inviata sul luogo del disastro, aiutandosi con un riflettore, potè recuperare fra le onde solo il secondo pilota Wilson ed il mitragliere di coda Salt. I due, feriti, furono rapidamente trasportati all’ospedale Vittorio Emanuele di Piombino.

Degli altri ragazzi del Wellington, non si ritrovò più nulla: il mare li aveva inghiottiti assieme al loro aeroplano. Una lapide di marmo bianco, sull’isola di Malta, ricorda i loro nomi assieme a quelli di centinaia di aviatori della Royal Air Force caduti nei cieli del Mediterraneo.

Le condizioni del sergente pilota Eric Wilson apparvero ai sanitari piombinesi da subito più serie. In un primo tempo il giovane aviatore sembrava reagire bene alle cure. Dopo alcune settimane dal ricovero, improvvisamente, il suo stato di salute si aggravò tanto che, il 16 ottobre 1943 morì. I suoi resti mortali furono inumati il giorno dopo presso il cimitero urbano, alla presenza di un picchetto di soldati tedeschi. La salma rimase al campo 8, cippo 11, fino al 6 giugno del 1945 quando, per volontà delle autorità britanniche, fu traslata nel Florence War Cemetery nel Comune di Fiesole, dove ancora oggi riposa.

Il sergente Douglas Salt, dopo una breve degenza all’ospedale di Piombino, fu dimesso. Per lui, unico superstite del suo equipaggio, iniziò la dura prigionia in mani tedesche nello Stammlager VII-A di Moosburg, in Baviera, fino alla fine della guerra. —


 

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