Italia
Manca la prevenzione incendi Il Museo del lavoro resta chiuso
Il consiglio comunale approva all’unanimità l’impegno a riaprire la struttura L’assessore Camerini: «Studieremo una soluzione espositiva più adatta»
campiglia. Passa all’unanimità la mozione presentata dal Psi sulla riapertura del Museo della civiltà del lavoro. L’atto portato da Lido Andreoni all’ultimo consiglio comunale chiedeva a sindaco e giunta di impegnarsi a ristrutturare e rendere fruibile il padiglione museale in tempi brevi. «Abbandonato al degrado, rende indecorosa tutta l’area in cui si trova. Urge una manutenzione per non comprometterne la stabilità» sottolineava la mozione.
Il Museo, in un capannone di 1.800 metri quadrati all’interno dell’area fieristica, raccoglie migliaia di strumenti di lavori che hanno caratterizzato l’attività economica della Val di Cornia negli ultimi due secoli. Ospita anche la donazione Giovanni Lazzerini, composta da 12.000 reperti tra attrezzi del lavoro contadino e oggetti di vita quotidiana. La mozione del Psi, emendata prima in alcuni punti, ha ottenuto il voto favorevole di Campiglia Comune e delle opposizioni Lista Marconi e Gruppo 2019. Quest’ultimo sulle condizioni del Museo aveva presentato un’interpellanza.
L’amministrazione comunale ha diffuso la risposta data al Gruppo 2019 che tratta i temi della mozione del Psi: la premessa è la convenzione trentennale (del 1993) tra Comune, Cevalco Spa e Comitato cittadino con cui Cevalco cedeva in uso gratuito al Comune il Museo in cambio di un contributo annuo di 100 milioni di lire per 10 anni, poco più di 51.600 euro. Il Comune si accollava le spese di manutenzione ordinaria e straordinaria e affidava al Comitato la gestione del patrimonio storico derivante dalla donazione Lazzerini. Al momento dell’affidamento al Comitato la struttura era dotata della certificazione di prevenzione incendi, secondo le normative allora vigenti. Ma quando questa scadde nacque una controversia tra le parti sui costi del rinnovo: il Comitato sosteneva spettassero al Comune, mentre per gli uffici comunali spettavano al Comitato “secondo quanto stabilito dal DPR 151 del 1 agosto 2011, che individua nel gestore dell’attività e non nel proprietario dell’immobile il soggetto tenuto ad adempiere agli obblighi di legge e a sostenere direttamente le relative spese – si legge nella risposta –. Il Comitato cittadino si rifiutò quindi di rinnovare il Cpi e il Museo fu chiuso al pubblico per mancanza della certificazione antincendio».
Il sindaco e la giunta si sono impegnati alla riapertura del museo nei tempi compatibili con l’acquisizione di risorse e degli atti necessari alla messa a norma del capannone agli attuali standard antincendio. Il costo sarà definito dopo che l’ufficio tecnico avrà quantificato i lavori necessari. «La struttura non è pregiudicata e non è a rischio, e la collezione Lazzerini non ha subito danni», ha puntualizzato l’assessore alla Cultura Gianluca Camerini, assicurando l’interesse del Comune a valorizzare e promuovere il Museo, «migliorare l’attuale offerta culturale, studiando una soluzione espositiva che sia la più adatta a dare il giusto risalto al materiale etnografico in questione. Dopodiché, l’idea è quella di inserire la mostra all’interno di un unico circuito museale comunale». —
Annalisa Mastellone
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