Ucciso a 31 anni dalla cocaina contaminata I genitori: «Ora vogliamo giustizia per Alessio»
Il giovane si sarebbe rifornito della “polvere bianca” letale a Shangai e avrebbe perso la vita per un’infezione poche ore dopo in ospedale
il racconto
Stefano taglione
È morto dopo aver sniffato una mini dose di cocaina contaminata. La stessa che a Livorno – secondo il SerT – avrebbe ucciso un altro ragazzo e provocato gravissime infezioni in altre otto persone fra giugno e luglio, poi salvate dai medici dell’ospedale. Alessio Tacchetto aveva 31 anni e abitava a Stagno, in via Aiaccia. Un ragazzo amato e benvoluto da tutti che le analisi del Servizio tossicologico riconducono a una delle vittime della partita di droga difettosa. Il decesso risale al 29 giugno, lo stesso giorno del ricovero in rianimazione.
La cocaina l’avrebbe comprata da uno spacciatore di Shangai. «Ricordiamo quella sera – dicono quasi in lacrime babbo Graziano Tacchetto e mamma Patrizia Ponzolini – perché è uscito verso mezzanotte, tornando alle tre in stato confusionale. Una crisi che sembrava aver superato, andando a dormire. Poi alle cinque e mezzo di mattina non muoveva le gambe. Lui non era un consumatore abituale di cocaina, prendeva qualche dose ogni due settimane, ma noi ormai su di lui ne conoscevamo gli effetti collaterali. Quel giorno era diverso».
Il ragazzo farfugliava parole senza senso. «Quella put***a», diceva riferendosi alla droga. O forse allo spacciatore. Poi è crollato a terra. «Abbiamo chiamato il 118, lo hanno portato in ospedale – dice la madre – e quei minuti ci sembravano lunghissimi. Lo hanno intubato, poi alle 22 è morto nel reparto di rianimazione». La causa – anche secondo quanto hanno appreso genitori – è il minimo comune multiplo dei dieci casi di infezioni a Livorno: la partita di cocaina alterata. Tagliate in condizioni igieniche raccapriccianti, col talco o il veleno per topi. Terreno fertile per i terribili i batteri che hanno attaccato l’organismo del giovane stagnino. «Lo hanno avvelenato, ce lo hanno ammazzato – urla di rabbia babbo Graziano – e chiediamo giustizia». «Lo spacciatore – sottolinea mamma Patrizia – deve soffrire quanto ha sofferto mio figlio. Deve patire. Spero che lo arrestino e lo facciano marcire in carcere».
Sul trentunenne non è stata effettuata alcuna autopsia. «Ci hanno detto che le cause della morte erano chiare – spiegano i genitori – quindi non hanno ritenuto opportuno disporla». Il corpo è stato quindi messo subito a disposizione dei familiari, che il giorno dopo hanno celebrato il funerale curato dalle onoranze funebri della Svs di via San Giovanni.
Più volte i due genitori hanno provato a mandare il figlio in comunità. Ma lui si è sempre opposto. «Con il nostro avvocato ci siamo spinti pure a pregare che lo rinchiudessero in carcere – dicono – ma purtroppo, nonostante i nostri appelli alle forze dell’ordine, non è stato possibile fare niente. Ringraziamo la dottoressa Lucia Mancino del SerT, che ci è stata sempre vicino. A Natale è venuta a casa nostra per portarci dei regali, si era creato un bellissimo rapporto di amicizia e per noi non era solo un medico. Purtroppo però continuano i genitori – l’Italia non ci ha messo a disposizione un percorso forzato per salvare la vita di Alessio. Era un ragazzo buono, ci ha fatto disperare tanto, ma contro di noi non è mai stati violento. Qualcuno ora ci deve spiegare com’è morto. Abbiamo il diritto di saperlo, perché avrà anche sbagliato: ma lo hanno ucciso. Non è morto da solo». —
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