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il recupero a capo calvo 

Ecoballa, Sammuri ringrazia «Gran lavoro della Capitaneria»

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Ecoballa, Sammuri ringrazia «Gran lavoro della Capitaneria»

Il presidente del Parco: «L’intervento rapido ha scongiurato danni ambientali Ora serve un monitoraggio costante sul resto del carico perduto a Cerboli»

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PORTOFERRAIO. «Ringrazio la Capitaneria di porto. Si è resa protagonista di un intervento tempestivo e brillante, scongiurando danni ambientali per il nostro mare». Il presidente del Parco nazionale Giampiero Sammuri commenta in questo modo il caso dell’ecoballa recuperata nella notte tra mercoledì e giovedì al largo di Capo Calvo, a mezzo miglio dalla costa tra Capoliveri e Porto Azzurro. Il Parco nazionale ha seguito con apprensione l’evolversi dell’operazione, condotta dalla Capitaneria assieme agli addetti della società piombinese Permare. La balla è stata caricata a bordo della motobarca Manta e trasferita in un capannone sul porto di Piombino. Il cellophane che avvolgeva l’ecoballa era completamente dissolto. Un urto con uno scoglio avrebbe potuto sfaldare l’ammasso di frammenti di plastica che in quel caso si sarebbero dispersi in mare. Ma la bomba ecologica non è stata disinnescata, visto che oltre quaranta ecoballe perdute nel 2015 dalla motonave Ivy dormono ancora sul fondale al largo di Cerboli. Così le operazioni di recupero delle ecoballe, affidata al commissario straordinario contrammiraglio Aurelio Caligiore, potrebbero diventare un caso simbolo nel mare del Parco, che ormai da anni è in prima linea nella battaglia contro l’inquinamento e per la riduzione dei rifiuti di plastica. «Un caso simbolo? Io tendo a vedere sempre il bicchiere mezzo pieno e in questo caso sono soddisfatto per l’intervento tempestivo della Capitaneria di porto – racconta il presidente del Parco, Giampiero Sammuri – serve un monitoraggio costante ed efficace del carico perduto dalla motonave e sono certo che chi gestirà questa situazione lo farà nel migliore dei modi».

Il mare dell’arcipelago è delicato, eppure il traffico di merci, anche pericolose per l’ambiente, è spesso affidato a imbarcazioni con bandiere “fantasma”, sulle cui è complicato esercitare dei controlli. A queste condizioni far pagare chi commette dei danni ambientali non è semplice. «Il problema esiste e noi lo denunciamo da anni – fa presente il presidente del Parco nazionale Giampiero Sammuri – ha a che fare con l’ordinamento e la normativa nazionale che dovrebbe essere modificata». —

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