Il presidio
Recuperata nella notte l’ecoballa al largo dell’Elba
L’ammasso di plastica è stato caricato a bordo di una barca della Permare Il materiale era ormai privo di protezione ed era pronto a sfaldarsi in mare
Il cellophane che avrebbe dovuto avvolgere il Css (combustibile solido secondario) era completamente dissolto. Non esisteva più. In pratica l’ecoballa, sebbene ancora integra, avrebbe potuto sfaldarsi da un momento all’altro. Sarebbe bastato un urto con uno scoglio per vedere migliaia di frammenti di plastica disperdersi nel mare del Santuario dei Cetacei, a mezzo miglio da Capo Calvo, tra Capoliveri e Porto Azzurro. Questa volta il cazzotto nello stomaco del Mar Tirreno è stato evitato grazie alla prontezza degli uomini della Capitaneria di porto di Portoferraio e della società Permare di Piombino, che hanno lavorato fino a notte inoltrata per recuperare l’ecoballa galleggiante, dal peso di una tonnellata. Ma la bomba ecologica, sia chiaro, non è disinnescata. Al largo di Cerboli dormono sul fondale oltre 50 ecoballe perdute dalla motonave IVY nel 2015. In tutto 63mila chili di plastica pressata. Quella trovata a Capo Calvo è la quarta ecoballa emersa dal fondale di Cerboli e recuperata dopo essere andata a spasso per miglia, spinta dalle correnti. Basta questo a rendere l’idea di quanto sarà complicata l’operazione di recupero che si svolgerà nei prossimi mesi sotto la regia di Aurelio Caligiore, il commissario straordinario per il recupero del carico perso sul fondale del canale di Piombino dalla IVY.
Il recupero
Per ore l’isola d’Elba è rimasta con il fiato sospeso, in attesa del completamento delle operazioni di recupero della balla individuata da un pescatore sportivo a mezzo miglio da Capo Calvo. Nella notte tra mercoledì e giovedì l’ecoballa è stata recuperata e caricata a bordo della motobarca Manta della società piombinese Permare, chiamata nel tardo pomeriggio di mercoledì dall’Autorità marittima. Il rifiuto galleggiante è stato “marcato a uomo” dalle motovedette della Capitaneria di porto di Portoferraio, in attesa dell’intervento del mezzo antinquinamento della Permare. La motobarca Manta della società piombinese è arrivata in tarda serata, con a bordo un equipaggio composto da tre addetti più due sommozzatori della Smtp. La balla è stata imbracata e avvolta con una rete a maglie strette, in modo da prevenire la dispersione di migliaia di tessere di plastica in mare. Una volta completata la messa in sicurezza, il rifiuto galleggiante è stato tirato a bordo con una gru e portato fino a Piombino. Ieri mattina i tecnici di Arpat hanno compiuto i primi campionamenti sull’ecoballa per accertarne la provenienza (c’è da capire se si tratta dello stesso materiale perduto nel 2015 dalla IVY) e per avviare le attività di caratterizzazione del rifiuto che dovrà dunque essere smaltito.
I precedenti
Sono quattro le ecoballe che sono già state recuperate nel mare tra Piombino e l’Elba. La prima di queste è stata recuperata nell’agosto del 2018 nella Costa Est di Piombino. Una seconda a nella zona di Baratti, sempre a Piombino, mentre solo pochi giorni fa è stato un peschereccio a tirare su un grande ammasso di materiale plastico in un luogo non precisato del canale di Piombino. Le prime due ecoballe sono già state smaltite, la terza è stata stoccata nel capannone della Permare. Ma il timore è che una parte del carico della Ivy si sia sfaldato in migliaia di frammenti di plastica, senza che nessuno se ne sia accorto. —
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