Il presidio
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Dall’Isola d’Elba al fresco di Semproniano, sul Monte Amiata. Non è un “controesodo” da turisti sul crepuscolo dell’estate, ma un “piano di salvataggio” per sfuggire a morte certa. Così l’associazione Irriducibili Liberazione Animale si prepara a salvare tredici mufloni dell’Elba che, altrimenti, verrebbero abbattuti.
Da tempo il Parco sta cercando di eradicare questi animali dall’isola, dove vi furono portati negli anni Settanta per farne prede di caccia.
La presenza di una specie non autoctona sull’isola, tuttavia, ha portato i suoi problemi e, così, quelle che al marinaio che si avvicini alle coste sembrano simpatiche caprette arroccate sugli scogli a picco sul mare, sono in realtà un elemento estraneo all’isola che altera l’ambiente. Un elemento da rimuovere.
«Siamo venuti a conoscenza di questo problema nel 2017 e da due anni lavoriamo per trovare una soluzione alternativa allo sterminio di questi animali», spiega Alessandro Torlai, presidente di Irriducibili Liberazione Animale.
«Circa un anno fa – dice Torlai – avevamo ottenuto dal Parco il permesso di trasferire alcuni animali altrove». L’accordo saltò perché non si trovò un accordo sulla ditta che doveva occuparsi delle catture.
Altri ostacoli al progetto sono stati il reperimento di fondi e di un luogo dove far stare gli animali una volta sbarcati sulla terraferma.
Alla fine si è trovata la quadra grazie a una raccolta fondi e al Crasm di Semproniano, il Centro recupero animali selvatici sull’Amiata, in provincia di Grosseto, gestito dal dottor Marco Aloisi, che si è reso disponibile ad accogliere gli animali.
«Abbiamo raccolto circa 3mila euro – spiega Torlai – grazie alla collaborazione di altre associazioni che hanno donato soldi: Enpa, Lida Firenze, Gabbie vuote Pro Animals e privati cittadini. I soldi serviranno per il trasferimento».
Il progetto ha visto la partecipazione anche del portavoce del Caart Stefano Corbizi, del dirigente dell’Ispra Piero Genovesi «che – dice Torlai – ha appoggiato il progetto e ci ha dato le indicazioni sui luoghi di trasferimento», del Parco nazionale dell'Arcipelago toscano «che – aggiunge sempre il presidente di Irriducibili Liberazione Animali – per la prima volta ha optato per una soluzione diversa, segno probabilmente che i tempi stanno cambiando».
Il trait d’union tra l’Elba e Semproniano è il canile di Roccastrada e il suo titolare, Matteo Galdi, a cui è stato affidato il compito di catturare gli animali. «È un’operazione che va fatta quando sull’isola la vegetazione non è rigogliosa», spiega Galdi. Forse perché i cespugli servono da nascondiglio ai mufloni? Niente affatto. Questi animali verranno infatti presi… per la gola. «Il metodo per catturarli prevede di mettere delle gabbie trappola con il cibo dentro, in particolare mais. Il muflone vede il mais, si avvicina e lo catturiamo. Per fare questo, però, bisogna che abbia fame, e ha fame quando non trova da mangiare in giro, ovvero quando non trova cespugli d’erba da brucare. Perché questo la cattura si può fare solo quando sull’isola non c’è verde».
Il numero di catture giornaliere dipenderà dai mufloni stessi. «Immagino di prenderne uno al mese», spiega Galdi. «Dall’Elba verranno portati prima a Roccastrada e poi, quando saranno tutti e tredici, li trasferiremo tutti insieme sull’Amiata». Insomma, di lavoro ce n’è tanto, ma Torlai non si scoraggia.
«Al momento abbiamo risorse per trasferire tredici mufloni, ma contiamo di poter andare avanti e di poter portare a Semproniano tutti quanti gli animali, evitandogli la morte», spiega. Per questo rilancia l’appello a fare delle donazioni per la causa. —
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