Il Tirreno

banti e berrighi (Cave di campiglia)  

«La pianificazione è equilibrata»

«La pianificazione è equilibrata»

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CAMPIGLIA. «L’impressione è che quello regionale sia un Piano cave equilibrato, che tiene conto sia delle esigenze produttive sia di quelle ambientali». Le parole sono di Lorenzo Banti, presidente della Cave di Campiglia spa, la società che gestisce il sito estrattivo di Monte Calvi e che punta all’apertura di un nuovo fronte di lavoro attraverso la creazione di un’altra cava a nord di quella esistente, per dar vita alla quale è stata chiesta al Comune di San Vincenzo la promozione di uno specifico accordo di pianificazione. «Al momento è in corso l’elaborazione del rapporto ambientale (una delle tappe previste dal processo di Vas, valutazione ambientale strategica). Credo che sarà pronto per settembre, massimo ottobre», afferma Banti. Dal Comune di San Vincenzo, d’altra parte, confermano di essere «in attesa dei rapporti ambientali riguardanti entrambe le cave (anche Solvay vuole ampliare il proprio sito, a San Carlo ndr)». Alla base del progetto di Cave di Campiglia spa c’è l’idea che il nuovo perimetro di cava sia riconosciuto come giacimento nel Piano regionale, strumento che può comunque essere modificato nel tempo. Maurizio Berrighi, amministratore delegato della società, da parte sua sottolinea l’importanza di un sito, quello di Monte Calvi, dove si «estrae calcare microcristallino pregiato che viene fornito soprattutto all’industria Solvay di Rosignano». Da quest’ultima fanno sapere che «il microcristallino viene utilizzato come materia prima, permettendo la creazione di miscele ottimali. E per essere competitivi gli impianti devono funzionare al meglio. Per questo chiediamo l’individuazione di un nuovo sito a San Carlo e quando scadrà la concessione per l’attuale superficie di cava ne chiederemo il rinnovo. Riteniamo che i presupposti ci siano».

In tutto ciò l’adozione del Piano regionale cave ha contribuito a riaprire la frattura, mai del tutto ricomposta, tra quanti ritengono che le attività estrattive siano una risorsa in termini di occupazione e un valore aggiunto per l’economia e quanti, d’altra parte, credono che «la creazione di un distretto regionale delle cave» creerà danni al turismo e altererà i beni paesaggistici e archeologici del territorio. Berrighi, da parte sua, ritiene che sia «indispensabile portate a termine le operazioni di ripristino del territorio previste dalla legge ed è necessario che le attività siano svolte nel rispetto delle regole. Credo anche che le cave forniscano posti di lavoro in un territorio dove le opportunità non sono molte e se dovessero ripartire le acciaierie l’attività delle cave di Campiglia sarà indispensabile». —

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