Il Tirreno

suvereto 

Non emette 4 scontrini in 5 anni: ristorante chiuso per tre giorni, la protesta dello chef

Manolo Morandini
Non emette 4 scontrini in 5 anni: ristorante chiuso per tre giorni, la protesta dello chef

Il provvedimento contro I’Ciocio di Suvereto è scattato per la mancata emissione di 4 scontrini in 5 anni. «La chiusura ad agosto è punitiva e va oltre lo scopo della sanzione»

3 MINUTI DI LETTURA





SUVERETO. Sigilli al ristorante I’Ciocio di Suvereto. Tre giorni di chiusura forzata come pena accessoria per quattro scontrini non emessi negli ultimi cinque anni. Sarà costretto a tenere la serranda abbassata del suo locale Fabrizio Caponi dal 27 al 29 agosto. È lo stesso titolare a raccontare l’accaduto per dare la misura di quella che ritiene «una sproporzione».

Ci mette la faccia Caponi. E lo fa per sottolineare che non ci sta. Con tanto di cartello in cui riassume l’accaduto affiancato dai suoi dipendenti. Una sorta di premessa prima che la Finanza arrivi per mettere i sigilli alle porte del locale. “Chiusura forzata decretata dallo Stato italiano perché negli ultimi 5 anni abbiamo commesso quattro violazioni dell’obbligo di emettere scontrini fiscali per 480 euro – si legge nel cartello –, nonostante aver pagato giustamente il dovuto più sanzioni, l’Agenzia delle entrate mette in atto la pena accessoria facendo chiudere il ristorante per tre giorni (nel periodo di massimo lavoro) con danno economico all’azienda per oltre 10. 000 euro e lasciando a casa 16 dipendenti. A voi le considerazioni”.

Che cosa è accaduto? L’avvocato Maria Luisa Milanesi a cui Caponi si è rivolto per avere assistenza prova a mettere sul tavolo alcune date. «L’ultima contestazione per uno scontrino per alcuni panini in occasione della Sagra del cinghiale risale al 6 dicembre dello scorso anno». Invece, «il 3 luglio è stato notificato il provvedimento di sospensione dall’esercizio di ristorazione». Quello che si vuol sottolineare è che il provvedimento arriva a distanza di mesi e colpisce l’attività in un periodo in cui marcia a pieno regime. «Tra l’altro per fare ricorso sono previsti 60 giorni, ma nel nostro caso incappiamo nella sospensione di agosto in cui la Commissione tributaria si ferma e finiremmo per vederlo esaminato a settembre, quando oramai la chiusura del locale è stata fatta. Insomma, il mio assistito si è trovato con un margine di tutela limitato». Che aggiunge: «È stata fatta istanza di differimento per l’applicazione della sanzione accessoria di chiusura in altri giorni ma è stata rigettata».

Resta un’altra richiesta in attesa di risposta dalla Guardia di finanza. «Poter accedere al locale sotto il loro controllo per verificare il funzionamento delle celle frigorifere e dei congelatori, almeno una volta al giorno, per scongiurare che i macchinari vadano in blocco con un danno di migliaia di euro se la merce dovesse deperirsi». Caponi non ha dubbi. «Ho pagato il dovuto – dice –, ma non capisco la ragione di un provvedimento che finisce per colpirmi nel periodo di maggiore attività. Volendo stare sui soldi anche l’Erario ci rimette, tra Iva e tasse non riscosse perché in quei tre giorni non faremo incassi. C’è un aspetto punitivo che ritengo vada oltre lo scopo deterrente della sanzione. Tra l’altro anche per il borgo è un danno dato che le richieste sono ben superiori alla possibilità dei locali presenti a Suvereto». —
 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Meteo

Maltempo in Toscana, scatta l’allerta gialla: temporali forti, vento e grandine – Ecco dove

di Redazione web