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«Vendo il miele di Pianosa», ma è una frode
Nei guai il custode delle catacombe, ultimo residente dell’isola: i militari gli hanno trovato in casa anche canne e fucili da pesca
Pianosa. «Vendo miele di acacia biologico dell’isola di Pianosa». Il custode delle catacombe dell’ex isola del Diavolo ha sfilato il barattolo da una pensilina e l’ha venduto a un turista che aveva appena terminato la visita alle meravigliose gallerie sotterranee. Ma l’affare, per Carlo Barellini, si è trasformato presto in una trappola. Ad assistere alla scena, infatti, c’erano due carabinieri forestali del nucleo investigativo di polizia ambientale agroalimentare e forestale di Livorno.
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È l’inizio dell’incubo vissuto in questi giorni dall’ultimo (e unico) residente dell’isola di Pianosa, denunciato per frode nell’esercizio del commercio. La successiva perquisizione nella casa del guardiano delle catacombe, che abita nei locali messi a disposizione dalla Diocesi di Massa Marittima, ha fatto saltare fuori altro miele. Ma non solo questo. In casa aveva nascosto un “arsenale” di attrezzature da pesca (canne, palamiti, fucili da sub). Un fatto grave, se si considera che nel mare protetto dell’isola del Parco nazionale non si può pescare e per portare anche una sola lenza è necessaria un’autorizzazione specifica.
L’operazione dei carabinieri forestali si è concretizzata nei giorni scorsi ed è partita in seguito a una segnalazione. «Il custode vende miele, lo spaccia per biologico». Per questo i militari hanno prima inviato due uomini in borghese che in quei giorni prestavano servizio nella stazione Parco di Marciana Marina. Il miele veniva venduto dal custode ai turisti che visitavano le catacombe. Con un’etichetta accattivante che richiamava Pianosa, la genuinità della produzione in loco e una rassicurante dicitura “biologico”. In realtà, ha confermato poi il guardiano ai militari, il miele - privo di tracciabilità e di certificazioni che ne attestassero l’origine - veniva acquistato in continente e non era prodotto a Pianosa.
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I militari del nucleo investigativo di Livorno hanno effettuato un secondo blitz in borghese sull’isola e hanno assistito “in diretta” a una vendita del custode, denunciato per frode nell’esercizio del commercio, vendita di prodotti con indicazioni in etichetta mendaci, aggravata dal genere alimentare del prodotto stesso. Altre aggravanti sono legate all’uso improprio del termine “biologico”.
La posizione dell’ultimo residente pianosino si è aggravata dopo la perquisizione autorizzata dal pm Sabrina Carmazzi. I militari hanno rinvenuto altro miele conservato in bottiglie da due litri nella casa del custode delle catacombe e della chiesa di San Gaudenzio. Nelle altre stanze sono saltate fuori canne da pesca, lenze, filaccioni, palamiti, dieci fucili subacquei. «Attrezzature la cui introduzione – scrivo no i carabinieri forestali – è vietata nell’area protetta del Parco». Il fatto che ad introdurle sia stato l’unico residente sull’isola fa un certo effetto.
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Il sessantanovenne rischia grosso dal punto di vista penale, ma non va meglio sotto il profilo amministrativo. I militari eleveranno nei suoi confronti sanzioni pari a circa 10mila euro, per le irregolarità legate alla vendita del prodotto alimentare e all’introduzione del materiale da pesca. Non solo. Nei locali sono state trovate alcune persone la cui presenza non era stata comunicata al Parco, come previsto dal regolamento. —
Lu.Ce.
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