Il Tirreno

omicidio di gavorrano 

Un colpo di pistola ha ucciso il 25enne ed è compatibile con quelli della Santi

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GAVORRANO. È durata a lungo, ieri mattina, l’autopsia sul corpo di Bouazza Jarmouni, il venticinquenne ucciso nel bosco ai bacini di San Giovanni, vicino a Gavorrano. L’équipe guidata dal medico legale dell’Università di Siena Matteo Benvenuti depositerà presto la relazione alla Procura che sta coordinando le indagini dei carabinieri del nucleo investigativo e di quelli della compagnia di Follonica. Dai primi riscontri sarebbe comunque confermato il fatto che i due colpi di pistola sparati, hanno colpito Jarmouni e Rahaal Eljamouni, il diciannovenne ricoverato all’ospedale di Siena, all’addome. I due giovani marocchini quindi, avrebbero visto in faccia chi ha sparato loro due domeniche fa nel boschetto di Gavorrano. Il diciannovenne sopravvissuto a quel colpo di calibro 9, che è fuoriuscito da dietro, così come è successo al ragazzo rimasto ucciso, ha raccontato al pm Anna Pensabene che a sparare è stato Mirko Meozzi, lo scarlinese di 45 anni in carcere con l’accusa di omicidio volontario e tentato omicidio. Il principale indiziato invece, difeso dagli avvocati Roberto Cerboni e Francesca Fusco, ha ammesso di aver avuto in mano la pistola quando accidentalmente è partito il colpo che ha ferito Eljamouni, ma che a sparare e uccidere Jarmouni è stata Sonia Santi, la trentatreenne di Suvereto che aveva portato con sé la pistola.

Meozzi ha consegnato la maglietta che indossava la sera dell’omicidio: una t-shirt nera. Eljamouni aveva infatti raccontato al magistrato che chi ha fatto fuoco aveva una camicia bianca addosso.

La salma del venticinquenne è ancora all’obitorio dell’ospedale di Grosseto in attesa del nullaosta. Poi sarà restituita alla famiglia: a Grosseto abita uno zio, che ora si troverebbe in Marocco in vacanza. Meozzi e Santi, che è accusata di concorso anomalo in omicidio e tentato omicidio, restano per ora in carcere: servirà la perizia balistica per capire l’esatta traiettoria dei colpi sparati la sera del 9 agosto nel boschetto. Eljamouni sostiene che Meozzi sia sceso dalla Punto al volante della quale c’era Sonia Santi e che abbia fatto fuoco mentre era in piedi davanti a lui e all’amico spacciatore di 25 anni. Il quarantacinquenne di Scarlino invece dice di non essere mai uscito dall’auto e che anzi, dopo il primo colpo esploso per sbaglio, sia stata la trentatreenne a sdraiarsi sulle sue ginocchia per mirare e sparare a Jarmouni. Le traiettorie dei due colpi che hanno oltrepassato l’addome dei due ragazzi, saranno ricostruite. E solo allora sarà possibile probabilmente dire chi dei due ha fatto fuoco. —

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