Il Tirreno

GOLETTA VERDE ALL’ELBA 

«Ora un’area protetta ma anche politiche europee di tutela e controllo»

LU.CE.
«Ora un’area protetta ma anche politiche europee di tutela e controllo»

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PORTOFERRAIO. Gli attivisti di Goletta Verde girano per la spiaggia delle Ghiaie con delle grandi stoviglie di cartone con scritto “No alla plastica”. Distribuiscono bottiglie di materiale biodegradabile al posto di quelle tradizionali, cercano di sensibilizzare i bagnanti. Fa strano sapere che nel canale di Piombino, a poche miglia di distanza da dove è ormeggiata l’imbarcazione simbolo dell’ambientalismo nazionale, siano affondate da quattro anni 56 ecoballe. 63 tonnellate di plastica, una bomba ecologica innescata quando il cargo IVY ha perduto parte del suo carico davanti a Cerboli. E mai disinnescata, nonostante i resti di due ecoballe già nel 2018 si fossero spiaggiati nel mare di Piombino. «Quello che è eccezionale per il mare dell’arcipelago toscano purtroppo è un fenomeno sempre più comune nelle dinamiche del trasporto marittimo». È quanto sostiene Davide Sabbadin, portavoce della Goletta Verde, la storica imbarcazione di Legambiente impegnata in queste ore all’isola d’Elba. «Uno dei principali fattori di inquinamento a livello mondiale – spiega – sono le perdite dei carichi e delle navi container».

Il portavoce di Goletta Verde entra nello specifico della vicenda di Cerboli. «L’unico aspetto positivo della vicenda – sostiene – è che, essendo accaduta nel Santuario dei cetacei, almeno accenderà i riflettori su un problema di portata mondiale. Sto parlando di quello che cade accidentalmente dalle navi, ma anche di quello che cade versato in maniera volontaria».

«Molte volte questi problemi emergono quando sono già irrisolvibili – sostiene Sabbadini – probabilmente se quelle due ecoballe non fossero arrivate in spiaggia già deteriorate neanche ci saremmo resi conto del pericolo».

Il passaggio di mercantili a un passo dalle isole è forse il pericolo più grande: «Finché non ci sarà un’area protetta sarà così, è uno strumento indispensabile per proteggere il mare dell’arcipelago – dice Sabbadin – In ogni caso servono politiche quanto meno europee di tutela e maggior controllo di questo traffico marittimo». Umberto Mazzantini, responsabile di Legambiente Isole minori, ricorda come il passaggio del mercantile vicino alla costa sarebbe stato vietato sulla base del decreto Clini-Passera, approvato dopo l’incidente della Concordia. «Ma la distanza limite è stata ridotta con una deroga, perché il passaggio delle navi non era ritenuto pericoloso. Un errore gravissimo, dimostratoda i fatti». —

LU.CE.

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