Il Tirreno

Ecoballe abbandonate in mare a Cerboli, indagato il comandante del cargo

Manolo Morandini
Ecoballe abbandonate in mare a Cerboli, indagato il comandante del cargo

L’inchiesta della Procura di Grosseto: 63 tonnellate di plastiche disperse in mare. A gennaio l’allarme: gli imballaggi stanno trasformandosi in “spazzatura marina”

3 MINUTI DI LETTURA





PIOMBINO. È innescata da quattro anni la bomba ecologica. Tanto è trascorso dalla dispersione dal cargo IVY nelle acque del canale di Piombino di 56 ecoballe. In peso e materiale fanno 63.000 chili di plastica di vario genere. Ed è la misura del potenziale micidiale che non si è ancora provveduto a disinnescare. Un tempo infinitamente lungo da luglio 2015. Che è difficile da comprendere. Anche alla luce di quanto sarebbe stato accertato dalla Procura di Grosseto a cui fa capo l’indagine.

La conferma, da fonti investigative, è che da tempo ci sarebbe il nome del comandante del cargo iscritto nel registro degli indagati. Dell’uomo, di origine turca, agli atti sarebbero state acquisite le dichiarazioni raccolte dalle autorità marittime bulgare. Ma non è dato sapere di più, se non che a condurre l’indagine sono stati i militari della Guardia costiera. Anche per il contrammiraglio Aurelio Caligiore, capo del reparto Ambientale marino delle Capitanerie di porto, nominato commissario straordinario del governo per il recupero di quelle ecoballe dal fondale sarà necessario un passaggio in Procura per conoscere lo stato dell’inchiesta.

Se c’è una responsabilità chiara è la mancata segnalazione della dispersione del carico nel braccio di mare a metà strada tra Piombino e l’Isola d’Elba. Le autorità marittime lo scoprono a seguito delle proteste sulle sponde bulgare di chi si è visto consegnare meno dell’atteso. Quelle ecoballe all’epoca dei fatti rappresentano una merce come un’altra. Balle di Css, ovvero blocchi di grosse dimensioni in cui si compattano i rifiuti solidi urbani una volta trattati perché diventino combustibile derivato dai rifiuti (Cdr), in particolare quelli a base di materie plastiche, che vengono ridotti in pezzi, quindi aggregati in grandi blocchi compattati in strati di pellicola plastica, le ecoballe appunto. Imbarcate a Piombino e scaricate a mare dopo poche miglia. Dovevano arrivare al porto di Varna, nel mar Nero.

Perplessità a parte, caricare le ecoballe – ciascuna ha un peso di 1.200 chili – fuori dalla stiva del cargo sembra una pratica consolidata. Sebbene il rischio che il carico si possa muovere durante il trasporto sia ben conosciuto fra i marittimi. E via mare risulterebbe estremamente difficile per l’equipaggio tentare di porre rimedio a questa situazione. Il comandante dovrebbe manovrare la nave in modo tale da stabilizzare la situazione e quindi, una volta in porto, tentare di rizzare, come si dice in gergo, il carico che si è mosso. Così si esprime chi è esperto di traffici marittimi. Ma non conoscendo il giorno di luglio 2015, e quindi le condizioni del mare di quando è avvenuta la dispersione del carico, decifrare l’accaduto con i pochi elementi a disposizione è complesso.

Desta tuttavia perplessità la vicinanza all’isolotto di Cerboli rispetto alle rotte che normalmente vengono seguite nei traffici commerciali che muovono verso sudest, destinazione mar Nero. Sulla condotta del capitano del cargo, invece, che ammette la dispersione del carico solo a seguito della contestazione di chi doveva riceverlo sulla sponda bulgara, non ci sono dubbi sulla condanna. Nel frattempo, sono passati una decina di giorni di navigazione. A cui si aggiungono quelli con cui l’accaduto viene portato a conoscenza della Guardia costiera italiana.

C’è stato più di un controllo negli anni. Non sono stati rilevati rilascio di sostanze tossiche o concentrazioni oltre i limiti di metalli pesanti. Ma il pericolo è nella natura stessa di quei materiali. E che non c’è più tempo da perdere lo si scopre da nota di gennaio del capo di gabinetto del Ministero dell’Ambiente in cui riferisce che le indagini svolte con il supporto dell’Agenzia regionale per l’ambiente della Toscana “hanno fatto emergere che gli imballaggi stanno progressivamente trasformandosi in “spazzatura marina” con conseguente alterazione degli equilibri dell’ecosistema mare”.

[[atex:gelocal:il-tirreno:piombino:cronaca:1.37333705:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.iltirreno.it/piombino/cronaca/2019/08/10/news/occhio-non-vede-cuore-non-duole-1.37333705]]
 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Meteo

Maltempo in Toscana, scatta l’allerta gialla: temporali forti, vento e grandine – Ecco dove

di Redazione web