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Piano di recupero delle 63 tonnellate di plastica in mare. Il Comune nella task force
Piombino, l'amministrazione comunale chiede al commissario straordinario di avere un ruolo nell'operazione. Primo incontro dopo Ferragosto. L’assessore Piacentini: «Siamo di fronte a un potenziale dramma ambientale»
PIOMBINO. «Ad oggi non siamo in grado di dare una risposta del perché un incidente del genere non sia stato portato alla luce quando è accaduto». L’unica certezza per l’assessore all’Ambiente di Piombino Veronica Piacentini è quella di avere un interlocutore con cui interfacciarsi per fronteggiare un problema che fino a pochi giorni fa aveva le dimensioni ridotte di due ecoballe. Quelle affiorate e recuperate alla vigilia di Ferragosto 2018 in Costa Est e una manciata di giorni dopo, il 24 agosto, nel golfo di Baratti. E per le quali il Comune si è fatto carico di anticipare spese per circa 44mila euro. Adesso c’è il contrammiraglio Aurelio Caligiore, capo del reparto Ambientale marino delle Capitanerie di porto, nominato commissario straordinario del governo per provvedere al recupero delle ecoballe dai fondali del canale di Piombino. Ed è dall’atto di nomina, pubblicato nella Gazzetta ufficiale il 26 luglio, che si ha la reale dimensione di quanto accaduto nel luglio 2015: sul fondale antistante l’isolotto di Cerboli sono finite 56 ecoballe. Più di sessanta tonnellate. 63.000 chili di plastica di vario genere.
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«In questa vicenda il Comune di Piombino è parte lesa – dice Piacentini –. L’ente ha fatto bene a intervenire per il recupero delle ecoballe nell’estate del 2018, a fronte delle quali ha dovuto sostenere spese che contiamo di rientrare adesso che è stato individuato il commissario straordinario per il recupero e lo smaltimento dei contenitori ancora in mare. L’operazione avrà sicuramente dei costi importanti, considerato che solo per la localizzazione si dovrà operare su un quadrato di mare di 5 miglia nautiche di lato».
Non nasconde la dimensione della bomba ecologica che da quattro anni è nei fondali del canale di Piombino, in corrispondenza di Cerboli, a una profondità di circa –50 metri, l’assessore Piacentini. «Siamo di fronte a un potenziale dramma ambientale, con tutti i riflessi che avrebbe sul piano economico e d’immagine anche se solo una parte di quell’enorme quantità di plastica dovesse finire sulle nostre coste – afferma –. Tra l’altro il rischio che altri materiali in questi mesi tornino a galla, proprio per il tipo di plastiche che si trovano in questi involucri, resta molto alto».
I pescatori dicono che l’acqua fa gonfiare quei contenitori zeppi di rifiuti plastici, destinati a trasformarsi in combustibile in impianti d’incenerimento. Finiscono per tornare a galla. I ritrovamenti si segnalano tutti nel 2018 ma non vengono collegati a quelle 56 ecoballe imbarcate a Piombino a luglio 2015. Dovevano arrivare al porto di Varna, nel mar Nero ma sono state scaricate a mare dopo poche miglia dal cargo IVY, che all’epoca batteva bandiera delle Isole Cook.
La storia torna a galla con fatica. La voce in questi anni passa tra gli addetti ai lavori. Chi vive di pesca ha presente l’accaduto e la minaccia. Le cronache però non registrano l’accaduto. Nessuna comunicazione ufficiale. La nave all’epoca non ha segnalato la dispersione del carico. Le autorità marittime lo scoprono a seguito delle proteste sulle sponde bulgare di chi si è visto consegnare meno dell’atteso. La Guardia costiera aprì un’inchiesta per valutare l’eventualità di responsabilità penali. Ma l’esito non è noto. Tutto senza alcun clamore.
L’obiettivo del Comune di Piombino è di far parte del gruppo di lavoro che porterà avanti le operazioni di recupero delle 56 ecoballe, qualcuna di meno considerando quelle recuperate da pescatori o in prossimità delle coste. «Faremo un incontro dopo Ferragosto con il commissario straordinario a cui chiederemo di far parte del gruppo di lavoro – conclude Piacentini – E chiederemo anche di rientrare delle spese che l’ente ha dovuto sostenere non solo per l’intervento di emergenza a mare ma per la custodia giudiziaria, fino a che non è stato comunicatolo svincolo e l’avvio a smaltimento delle due ecoballe. L’alternativa sarà quella di fare causa all’azienda proprietaria del cargo IVY». —
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