Giovane investe nella cannabis light, la polizia lo arresta nella sua azienda
Piombino, secondo gli agenti era una piantagione illegale di marijuana. L’avvocato: «È tutto regolare, ecco la documentazione»
PIOMBINO. Su Facebook pubblicizzava la propria azienda come “Verde leggero”, con tanto di numero di telefono e di email. Per avviare questa startup aveva preso in affitto un campo, aveva chiesto un prestito, aveva aperto partita Iva, addirittura aveva comunicato ai carabinieri la prima semina. Era il 5 maggio. Mattia Giorgi, 25 anni, è uno dei tanti ragazzi che hanno puntato sul mercato della cannabis light, la “marijuana legale”.
Invece secondo la polizia quella che è stata sequestrata martedì all’Asca era una piantagione di marijuana illegale. Giorgi è stato arrestato. Uno degli agenti ha sparato un colpo in aria per spaventare il cane del giovane, che secondo la polizia era stato aizzato contro di loro. La polizia dà una versione completamente diversa da quella dell’avvocato Elena Parietti. Fatto sta che ieri a Livorno il giudice delle indagini preliminari Antonio Del Forno ha convalidato l’arresto solo per la resistenza e non per le minacce, la violenza, le lesioni e nemmeno per la produzione di sostanze stupefacenti. E ha revocato gli arresti domiciliari in un primo momento disposti dal sostituto Massimo Mannucci.
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La notizia dell’arresto di Giorgi e del sequestro della coltivazione è stata data ieri mattina in commissariato. Sul tavolo, sei piantine di marijuana in vaso, quelle sequestrate a casa del giovane insieme a un bilancino e a un paio di sacchetti di “cime” essiccate. Il vicequestore Walter Delfino ha illustrato l’operazione condotta martedì pomeriggio dall’equipaggio della volante, composto da Paolo Ceccarelli e Rosario Russo. «Alla periferia di Piombino - ha detto - era stata allestita una coltivazione di cannabis, con trecento piante di marijuana di altezza dai 50 centimetri a tre metri. Quando gli agenti sono andati a dare un’occhiata si sono imbattuti nel giovane, che stava entrando nel campo. Gli agenti lo hanno riconosciuto subito. Aveva numerosi precedenti, tra questi anche una denuncia risalente al novembre dello scorso anno quando il suo cane, un molossoide di razza amstaff, aveva sbranato un gatto ai Diaccioni. Quando gli agenti lo hanno fermato per identificarlo - ha aggiunto Delfino - Giorgi gli ha aizzato contro il cane, il quale ha azzannato a un polso il Russo. Questi ha sparato un colpo di pistola in aria, riuscendo a far scappare il cane. Giorgi è stato fermato di fronte all’abitazione di alcuni parenti. Sono stati proprio loro a trattenere il cane mentre il giovane continuava a dimenarsi e ad aizzarlo». Delfino ha proseguito dicendo che Russo nel frattempo è andato a farsi refertare al pronto soccorso, il cane è stato affidato al veterinario e la polizia ha deciso di perquisire anche l’abitazione di Giorgi, in via Anita Garibaldi. Anche in questo caso, Giorgi avrebbe opposto resistenza finché la polizia non ha chiamato il suo avvocato, Elena Parietti. Nell’appartamento sono state trovate altre sei piante di marijuana coltivate in vaso, più un bilancino e infiorescenze essiccate.
Per l’avvocato Parietti è un clamoroso errore della polizia: «Mattia ha aperto un’attività assolutamente legale e coltivava tre tipi di canapa sativa, non indica: finola, carmagnola e kompolti. A marzo ha affittato il terreno, a maggio ha cominciato a seminarlo dandone comunicazione ai carabinieri di Portovecchio anche se non vi era tenuto. È tutto documentato. Ha operato alla luce del sole e rispettando la legge. Credo che le cose siano sfuggite di mano durante il controllo, quando si è spaventato. E non è vero che ha aizzato il cane, lo stesso si sarà spaventato. Il poliziotto ha un referto di 4 giorni per un’escoriazione. Questa storia andrà chiarita, andremo fino in fondo». —
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