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comitato salute pubblica 

«Rimateria è ferma perché non ha attuato le prescrizioni regionali»

«Rimateria è ferma perché non ha attuato le prescrizioni regionali»

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piombino. Tutt’altre ragioni. Il Comitato salute pubblica replica a quanto riferito dai lavoratori di RiMateria: “l’attività industriale è paralizzata, quasi tutti i 46 lavoratori sono in ferie forzate” perché si è in attesa “dell’autorizzazione da parte della Regione per l’uso del cosiddetto cono rovescio”.

«La Regione ha già rilasciato l’Autorizzazione Integrata Ambientale (Aia) lo scorso 19 aprile e se RiMateria avesse attuato le prescrizioni che accompagnano ogni Aia a quest’ora avrebbe già potuto cominciare ad accogliere i conferimenti nel cono rovescio», dice il Comitato che si chiede perché non siano state attuate e che cosa prevedono. Il Comitato chiede più trasparenza, alla società come all’amministrazione comunale. Con gli elementi a sua disposizione, infatti, si trova a muoversi nel campo delle ipotesi. «Non ci è dato di sapere con certezza di quale prescrizione si tratti, ma potrebbe essere una polizza fideiussoria da pagare? Molto probabile. E perché non viene pagata? Perché tenere i lavoratori sulla corda, giocando sulla loro paura di perdere il lavoro? Perché fermare tutto e paventare pericoli sanitari inesistenti, visto che la discarica deve continuare ad essere presidiata? Perché paventare ulteriori ritardi nei lavori di messa a norma? Forse per avere importanti elementi di ricatto e costringere la città a non opporsi al nuovo progetto di ampliamento, la cui Via è in fase conclusiva».

Per il Comitato non devono essere concessi altri spazi oltre al cono rovescio. E a proposito dei soci privati Navarra e Unirecuperi «per il rinnovo della fideiussione dovrebbero tirarli fuori loro, i soldi. E magari stanno facendo capire che senza avere la certezza di poter contare su tutte le nuove autorizzazioni per i nuovi spazi il gioco non varrebbe la candela e potrebbero davvero decidere di abbandonare l’affare RiMateria». E sottolinea il possibile «diritto di recesso entro dicembre 2019». Se lo esercitassero «non sarebbe un dramma, anzi: potremmo finalmente mettere in sicurezza l’area delle discariche esistenti».

Mano tesa ai lavoratori. «Per loro dovranno essere messe a punto adeguate tutele per le quali siamo pronti a batterci, ma non possiamo appoggiare un progetto industriale che non ha alcun rapporto con le bonifiche, né col rilancio della siderurgia, che tende soltanto a far fare profitto ai privati e contribuirà a rendere Piombino un polo nazionale per il trattamento, lo stoccaggio, la spedizione dei rifiuti speciali pericolosi e non pericolosi». —

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