«Provvedimenti ritirati, ma troppe pressioni nei confronti dei lavoratori»
Al di là delle interpretazioni sulla pausa mensa, l’azienda avrebbe voluto mandare un nuovo segnale sui rapporti di forza in fabbrica
PIOMBINO. Il passo indietro aziendale è arrivato dopo una discussione che fonti sindacali definiscono “lunga e tosta”. Da una parte Jsw, al tavolo con il presidente Virendar Bubbar, il direttore operativo Mohan Babu e il responsabile del personale, Riccardo Grilli. Dall’altra, le segreterie provinciali di Fim, Fiom e Uilm. Non convocati i coordinatori.
Alla fine, la decisione di non procedere con la sanzione disciplinare per i lavoratori che il 26 giugno aderirono allo sciopero di due ore, sostenuto anche da Usb e Ugl, e poi utilizzarono la mensa. Una ventina i destinatari della raccomandata.
Già durante il presidio sotto gli uffici era circolata la voce della diffida a servirsi della refezione. I tre segretari avevano invitato in modo chiaro ad ignorarla annunciando che se l’azienda avesse tirato dritto, avrebbero impugnato il provvedimento. Ed è questo che hanno ribadito durante l’incontro. Tecnicamente poteva essere non scontato dimostrare per ogni sanzionato l’uscita dal proprio posto allo scoccare delle sei ore (limite temporale minimo indicato dalla normativa per poter ricorrere alla pausa) anche per una questione di trasporto. Ad interpretazione “alla virgola”, risposta corrispondente, in sostanza.
Rimane il fatto che la conclusione della vicenda è individuata dalle stesse fonti come un modo per stemperare il clima e riprendere il confronto su temi come quello delle prospettive dello stabilimento, della situazione impiantistica e della riduzione del personale che creerebbe, secondo i sindacati, criticità anche per la sicurezza. Un mix di temi che poi stava alla base dello sciopero.
Tutto risolto con il ritiro dei provvedimenti? Non per Camping Cig: «I sindacati - scrive - avrebbero dovuto prendere ben più seriamente quanto successo prima dello sciopero con l’azienda che, reparto per reparto, ha chiesto ai lavoratori chi intendesse aderire». Per l’associazione si tratta di attività antisindacale volta ad intimorire. «Le costanti pressioni - aggiunge - inducono pure a subire sempre più gravi situazioni di rischio per la salute e l'incolumità degli addetti. Aver inviato il provvedimento, al di là delle interpretazioni normative, ha un chiaro significato “politico”. I sindacati avrebbero dovuto indire un altro sciopero e denunciare l’azienda per attività sindacale». —
V.P.
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