Il presidio
Portoferraiese 57enne operatore nel turismo è il paziente miracolato
LIVORNO. 57 anni, elbano, operatore del settore turistico si era sentito male a Portoferraio, dove abita. Era metà ottobre dell’anno scorso. Colpito da infarto esteso, l’uomo era stato sottoposto a una prima fibrinolisi farmacologica sull’isola, poi trasportato in elicottero a Livorno. Qui è arrivato in condizioni gravi, di shock cardiogeno, e il cardiologo Gabriele Borelli gli ha eseguito coronografia e angioplastica. L’apertura delle coronarie è riuscita, ma il paziente ha continuato a peggiorare. Si sono ripetuti episodi di fibrillazione ventricolare e arresti cardiaci. L’uomo è stato intubato dai rianimatori. Borelli ha ripetuto le manovre guida allo sfinimento: «Mi sono spinto con dosaggi di farmaci salvavita in quantità molto al di sopra di quelle consigliate, abbiamo somministrato l’adrenalina ripetutamente, abbiamo perseguito la rianimazione oltre il triplo del tempo, ma il cuore era imballato», racconta il cardiologo. «I vari episodi di arresto cardiaco sono durati più di mezz’ora in totale, l’ultimo con dissociazione elettromeccanica di un quarto d’ora – continua il rianimatore Ferro –: il paziente con un arresto perdurante, è un paziente che ha un’altissima probabilità di morire o di subire danni neurologici irreversibili. Noi abbiamo voluto tentare l’ultima carta, con il Levosimendan direttamente nelle coronarie: dopo 20” il cuore è tornato a battere». —
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