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Risponde da Cecina il ginecologo reperibile

Manolo Morandini
Risponde da Cecina il ginecologo reperibile

Piombino, il monitoraggio del Comitato Lasciateci nascere a Piombino: le donne sono confuse, impaurite. Non c’è accoglienza.

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PIOMBINO. «Già dalla 36ª settimana, un mese prima del parto, la gravidanza fisiologica e dalla 34ª se a rischio devono recarsi presso un altro presidio, per tutti gli appuntamenti di fine gravidanza». Così le sentinelle del Comitato Lasciateci nascere a Piombino descrivono la situazione in cui è precipitato il Punto nascita di Villamarina sulla scorta dell’organizzazione messa in campo dall’Asl in scia al sit-in promosso dal Comitato per scongiurare la chiusura del reparto dovuta a questioni di sicurezza e all’impossibilità di ricoprire in tempi brevi l’organico.

«Non si eseguono più attività di cardiotocografia a termine, il tracciato, e di valutazione del liquido amniotico. E tutto questo da un giorno all’altro, senza un minimo preavviso». Ma sono le storie che incrociano queste sentinelle a restituire il peso dei disagi. Ore 22,30 di domenica 23 giugno. «Ci contattata una ragazza a termine di gravidanza chiedendo come comportarsi visto che è dal pomeriggio che le sembra di avere piccole perdite di liquido amniotico». Non è semplice cogliere il peso di paure e dubbi. «Ci chiede se per fare una visita ostetrica può recarsi al pronto soccorso di Piombino oppure no». A quel punto dal Comitato provano a informarsi chiamando in reparto. «L’ostetrica ci dice che da sabato 22 giugno anche le visite di donne a termine di gravidanza vengono fatte al pronto soccorso di Cecina. Contattiamo alle 23 circa la ragazza e le riferiamo che deve recarsi a Cecina». Sono il tempo e le distanze a dare il peso della situazione. «Sono ormai le 24 e la donna va a Cecina, dopo più di 2 ore torna a casa perché le membrane sono ancora integre».

Ma c’è dell’altro. «Dopo le 20 il ginecologo è reperibile per le urgenze. Ma c’è la possibilità che sia reperibile da Cecina». E questo rende il servizio inefficace, anzi pressoché inutile per chi arriva a Villamarina e scopre suo malgrado che deve prendere tutt’altra direzione.

«Era dovuto alle nostre gestanti un progetto di continuità assistenziale chiaro e adeguato a questo difficile momento – sostengono dal Comitato –. Non è stato così. Le donne sono confuse, impaurite, disorientate. Non c’è ascolto. Non c’è accoglienza. E tutto questo non lo possiamo accettare».

Il sindaco di Piombino Francesco Ferrari lo ha sottolineato di recente nell’atrio dell’ospedale alla presenta delle donne del Comitato e della direttrice degli ospedali di Cecina, Piombino ed Elba, Giovanna Poliseno. «Le deroghe per il reparto a prescindere dalla volontà di metterlo a norma sono una politica che ha dato pochi frutti – ha sottolineato Ferrari –. Il queste condizioni dal Ministero la deroga non verrà mai data perché mancano quei livelli di sicurezza che sono dettati dalla normativa. È questo il problema». Ed ha aggiunto: «A latere c’è l’assenza di personale che è poco invogliato a venire a Villamarina perché evidentemente questo è un reparto che è destinato a morire a meno che non ci sia un impegno politico di regione Toscana e Azienda sanitaria. Non bastano le ennesime rassicurazioni. Servono certezze». —
 

 

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