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Batteri nel fosso della Madonnina Arpat: «Sono scarichi domestici, non le acque del depuratore»

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PORTOFERRAIO. «Le schiume presenti allo scarico del fosso della Madonnina sono l’effetto della forte ossigenazione subita dalle acque in quel punto per la turbolenza del salto idraulico». Lo afferma Asa, aggiungendo che a pochi metri dal punto di scarico le bolle superficiali si dissolvono e l’acqua è limpida, a conferma dell’alta efficienza depurativa. Però, sebbene non vi siano problematiche ambientali, la nuova giunta ha richiesto ad Asa di valutare soluzioni alternative allo scarico nel fosso della Madonnina. È scaturita la possibile soluzione di prolungare la condotta industriale e con essa lo scarico terminale sino alla zona cantieristica posta alla foce del fosso del Riondo. «Questo – precisa ancora Asa – per agevolare un maggiore sfruttamento delle acque per usi non potabili e per scaricare in ambiente le acque non utilizzate in un’area che presenta un minore impatto». I parametri allo scarico, controllati sistematicamente da Asa, sia all’uscita del depuratore che in corrispondenza dello scarico nel fosso, sono ampiamente entro i limiti autorizzati, tra cui in particolare i tensioattivi che sono addirittura molto bassi e ben al di sotto del valore limite.

Anche Arpat è della stessa opinione: «Lo scarico del depuratore risulta adeguatamente trattato e non apporta alcun contributo alla carica batterica nelle acque del fosso». Il controllo delle acque di balneazione, effettuato nel mese di aprile presso il punto denominato “Terme di San Giovanni”, è risultato a tutt’oggi regolare. Però l’Agenzia regionale aggiunge: «Il fosso della Madonnina presenta una contaminazione batterica fecale in tutto il tratto esaminato, da monte dello scarico del depuratore fino alla foce. La densità batterica fecale tende ad aumentare da monte a valle. La contaminazione rilevata alla foce del fosso rappresenta un pericolo potenziale per l’idoneità delle acque di balneazione». E da dove arriverebbe l’inquinamento batterico? Lo spiega ancora Arpat: «La situazione rilevata è complessivamente compatibile con la presenza di scarichi domestici non trattati e non identificati, sin dal tratto più a monte, con un incremento del loro apporto verso la parte terminale del canale». Quindi non c’è tempo da perdere se si vuole correre ai ripari. «Al fine di rimuovere il rischio igienico sanitario rappresentato dalle acque del fosso – dicono – è opportuno che l’amministrazione proceda a individuare gli scarichi domestici irregolari che sversano nel fosso. In molti casi questi scarichi possono essere veicolati da tubazioni o canalette adibite al drenaggio delle acque meteoriche». —

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