Il presidio
Gli danno la casa popolare ma per lui è una prigione
La segnalazione di Alfio Longo, l’uomo è costretto sulla sedia a rotelle «Pensavo che lo avrebbero reso accessibile viste le mie condizioni»
campiglia. «Sono prigioniero nella casa che aspettavo da anni». Non è la prima volta che si rivolge al Tirreno Alfio Longo, 39 anni di origine siciliana arrivato a Campiglia venti anni fa. Malato di sclerosi multipla dal 2008, è costretto su una sedia a rotelle e a maggio è andato a vivere in un alloggio popolare. Ma per entrare e uscire di casa ha bisogno di essere aiutato: al condominio si accede da un portoncino basso di ferro, c’è poi un piccolo dislivello di pochi centimetri verso il basso, infine si arriva all’ingresso della palazzina in cui per entrare bisogna salire due gradini.
Longo che abita al piano rialzato ovviamente non può scendere e salire da solo. In casa poi manca un citofono, per cui quando arriva qualcuno a fargli visita deve avvertirlo telefonicamente e lui, se solo, deve spalancare entrambi i vani della porta di casa per poter poi uscire ad aprire il portone del palazzo agli ospiti.
«Mancano anche i termosifoni e non ho l’acqua calda. Vedi poi questa doccia? – ripete mostrando il bagno – È piccola e non è adatta a un disabile, ci vorrebbe una sedia apposta per farmi lavare. E in cucina non c’è corrente elettrica». «Continuano a dirmi che ho visto la casa e ho firmato – ripete – e che quindi sapevo che c’erano queste difficoltà. Ma quando ho visto l’appartamento ero emozionato all’idea di averlo finalmente dopo anni di attesa, ero primo nella graduatoria delle case popolari. Poi pensavo che lo rendessero accessibile viste le mie condizioni, non che sarei entrato e che avrei trovato questa situazione. Lo dico all’assistente sociale e mi viene detto di rivolgermi a Casalp, ma nessuno fa niente».
Alfio era muratore, la malattia poi non gli ha più permesso di lavorare. È seguito da anni dai servizi sociali ed è stato aiutato con contributi economici, anche per l’affitto quando risiedeva in un appartamento privato. Poi dal 2012 si è trasferito nelle case di emergenza abitativa del Comune. Nella prima, nel centro storico di Campiglia, è entrato quando ancora riusciva a camminare ma si aiutava con le stampelle. Anche in quell’appartamento c’erano delle scale per uscire di casa ed era difficile per lui girare per il borgo tra salite e discese. Per questo, negli ultimi due anni, aveva contattato il Tirreno e fatto appello all’amministrazione comunale per trovargli una sistemazione più adatta alle sue esigenze. E così lo scorso anno è andato a vivere in via Mattarella a Venturina, un piano comodo con ascensore. «Lì riuscivo finalmente a muovermi più agevolmente – spiega –, tutto più facile anche per chi mi accompagnava in casa o fuori. Poi mesi fa mi dissero che c’era questa casa popolare, l’ho visitata e mi sembrava un sogno. Certo pensavo che avrebbero fatto innanzitutto una pedana dal cancellino esterno fino al portone della palazzina. Per uscire o entrare mi aiutano mio figlio o la mia compagna, mi devono sollevare o devo lasciarmi scivolare in terra per poi essere ripreso e rimesso in carrozzina. Mi avevano detto che avrebbero fatto una passerella di cemento dal cancellino di ferro ai due gradini d’entrata. In seguito, credevo, avrebbero reso accessibile pure il bagno. Non avrebbero dovuto adeguare l’alloggio prima di farmi entrare? Sapevano che sono disabile. Mi rivolgo al Comune e a Casalp: chi e quanto devo aspettare per vivere in piena autonomia e dignitosamente in questa casa? ». –
Annalisa Mastellone
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