Elba, la voglia di cambiare ha fatto la differenza alle urne
Le ragioni del voto nelle elezioni comunali dell'isola, dove le bandiere politiche contano sempre meno
PORTOFERRAIO. Se c’è una cosa che le urne hanno detto in modo chiaro è che, alla fine, ha prevalso la voglia di cambiare. A Portoferraio, come a Marciana (lasciando da parte Capoliveri, dove le elezioni sono rimandate al 9 giugno per il caso incredibile di pareggio).
Alla continuità gli elbani hanno preferito la svolta. E lo hanno fatto senza guardare troppo alle bandiere: mai come in questa tornata elettorale le liste in corsa hanno mischiato le carte finendo per presentare candidati con appartenenze e sensibilità politiche diverse. Vedremo poi, quando ci sarà da governare, se questa spinta verso “la trasversalità” sarà un valore o una fonte di contrasti e problemi. Ma, ormai è chiaro, non è la politica a decidere chi governa i comuni dell’Elba: il voto europeo ha trasformato l’isola nella roccaforte di Matteo Salvini (la Lega ha vinto in tutti i Comuni con percentuali bulgare), eppure a Portoferraio e a Marciana hanno trionfato Angelo Zini e Simone Barbi, entrambi uomini Pd, sebbene alla guida di liste civiche pure e trasversali.
Proprio l’opposto a cinque anni fa, quando alle europee e all’Elba stravinse il Pd di Renzi e in quattro comuni su cinque vennero eletti sindaci di destra. Barbi ha fatto la differenza rispetto alla lista di Anna Bulgaresi che dopo 10 anni da sindaca si è ripresentata con la sua squadra di sempre. E ha fatto la differenza Zini. Lui alla guida della città c’è già stato con Peria, ma dopo 5 anni agonizzanti di centrodestra, la sua lista è sembrata agli occhi dei cittadini la più nuova e credibile per risollevare la città. Meglio cambiare, dunque. E i voti sono lì a dimostrarlo. —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
