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Progetto discarica La Regione chiede nuove prescrizioni

Progetto discarica La Regione chiede nuove prescrizioni

Chiesti interventi per eliminare altre quote di rifiuti odorigeni Intanto il Comitato salute è pronto a fare ricorso al Tar

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PIOMBINO. Il Nucleo regionale di valutazione che deve esprimersi sulla Via (la Valutazione d’impatto ambientale), sul progetto proposto da Rimateria a Ischia di Crociano, ha rinviato la decisione finale chiedendo in sostanza all’azienda – che ha 90 giorni per rispondere proponendo una soluzione tecnica per provvedere – un’ulteriore diminuzione delle quote di rifiuti particolarmente odorigeni.

Le richieste di Rimateria riguardano un progetto complessivo relativo alle attività di trattamento e riciclo delle scorie con impianto mobile su Area Li53, finalizzata al loro riutilizzo come materie prime seconde nell’ambito della messa in sicurezza permanente autorizzata dal ministero dell’Ambiente, il progetto definitivo della Variante 2 alle opere di chiusura della discarica Lucchini - riprofilatura con la discarica Rimateria - e a quello definitivo della nuova discarica sulla cosiddetta Li53.

Nei giorni scorsi il Comitato salute pubblica, riferendosi all’atteso pronunciamento del Nucleo regionale di valutazione ambientale sul progetto di ampliamento della discarica, giudicato «un disastro dal punto di vista ambientale, economico, sociale e sanitario per tutta la Val di Cornia» aveva chiesto ai candidati a sindaco di tutto il comprensorio di associarsi a un eventuale ricorso al Tar «nel caso che la Regione esprima parere favorevole al progetto».

Il Comitato ricordava che «nella bibliografia internazionale si raccomanda che una discarica sia ubicata a non meno di cinque chilometri da una cittadina: non sarebbero sufficienti neanche i 500 metri previsti dalla consueta “fascia di rispetto”, che nel nostro caso non verrebbe comunque rispettata visto che i quartieri di Colmata e Montegemoli distano meno di 300 metri dall’impianto».

Così l’eventuale ricorso al Tar per il Comitato sarebbe motivato «dalla vicinanza ai centri abitati, dalla mancata presentazione di una Vinca (Valutazione di incidenza ambientale) che rispetti la formulazione standardizzata, dalla mancata risposta nel merito alle osservazioni del pubblico e degli enti statali e regionali, dall’analisi di rischio incompleta e viziata da errori metodologici, dall’inaccettabile cronologia dei lavori». —

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