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Sentiti due testimoni per chiarire la dinamica del tamponamento
PIOMBINO. La salma di Antonio Manai, il ciclista sessantenne rimasto ucciso dopo il tamponamento di un’auto alle Fabbricciane, non sarà sottoposta all’autopsia. La Procura ieri ha concesso il nullaosta per la sepoltura alla famiglia, la moglie e i due figli, distrutti dal dolore per la scomparsa del loro caro. Manai, originario di Perdaxius, un paese della provincia di Carbonia-Iglesias, tanti anni era venuto a Piombino, per lavorare alle acciaierie. Appassionato delle due ruote, quasi mai si univa ad altri gruppi, preferendo uscire da solo o con pochi amici.
L’altro giorno si era unito a Francesco Granella, rimasto ferito in modo non grave nel terribile incidente. Secondo la prima ricostruzione Manai era dietro all’amico che “tirava” in una situazione di vento contrario durante il rientro in città.
Poi all’improvviso in un tratto rettilineo, all’altezza delle Fabbricciane, il tamponamento da parte di una vecchia Fiat Panda, guidata da un 30enne piombinese, risultato negativo all’alcoltest. I due testimoni, una coppia di tedeschi che percorreva la strada in bici, sono stati ascoltati con un interprete dalla Municipale e il loro racconto avrebbe dato un contributo importante al chiarimento della dinamica. —
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