Il Tirreno

parco minerario di rio marina 

Quote societarie cedute ai privati, il Comune valuta l’ipotesi

Luigi Cignoni

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RIO MARINA. Pacchetto azionario del Parco minerario e mineralogico offerto a privati? È un’ipotesi che attualmente la giunta Corsini sta prendendo in considerazione. Aprire anche ai privati e formare una società a capitale misto non è una soluzione impossibile. Ma percorribile, tenendo d’occhio lo sviluppo dell’intero comparto minerario. «Niente è stato ancora deciso – puntualizza il primo cittadino del Comune di Rio, Marco Corsini – Stiamo valutando le diverse opzioni per mettere nelle condizioni l’ente di fare una programmazione di incremento e autofinanziarsi nelle sue varie e singole iniziative».

Come si sa il Comune di Rio è entrato in possesso al cento per cento delle azioni del parco nel 2015. Un ritorno di un bene all’ente pubblico che, secondo il legislatore, è il migliore soggetto per permettere la realizzazione di programmi di sviluppo del parco stesso. Recentemente è stato nominato il nuovo cda costituito dal presidente Icilio Disperati, Alberta Brambilla Pisoni e Idilio Pisani. Intanto però i consiglieri di “Terra Nostra” prendono posizione di fronte alle ipotesi di aprire a privati, con la ventilata vendita di alcune quote della partecipata. E fanno conoscere il loro dissenso, dopo aver appreso che la giunta ha deliberato l’affidamento di un incarico a un professionista per la redazione di una perizia con cui definire l’importo a base d’asta per la vendita di quote del Parco minerario. Il tutto, come essi dichiarano, senza esserci stato dibattito pubblico. Per questo i consiglieri sono pronti a rivolgersi al Ministero degli Interni perché sia garante. «È l’ennesimo atto prevaricatorio – scrive l’opposizione – di una maggioranza che agisce senza alcun confronto con le forze politiche presenti nel paese e senza sviluppare alcun dibattito con la cittadinanza. Nella logica del più forte e per agire indisturbati, si adottano atti alla sordina al fine di suscitare il minor clamore possibile».«Le quote del Parco non sono loro. Bensì dei riesi – dichiara "Terra nostra" – anche di quelli che non li hanno votati, che sono poi la maggioranza e con i quali devono confrontarsi pubblicamente. Quando è stato deciso che deve entrare un privato e chi lo ha deciso, al di là di generiche dichiarazioni d’intenti? Quale privato deve entrare nella srl? Nulla di questo si legge in delibera, dove si parla solo di 'alcune quote' senza alcun’altra specificazione. Di sicuro, conoscendoli, si trincereranno dietro la foglia di fico del 'ma non abbiamo ancora venduto nulla, il dibattito è in corso'. Ma le cose non stanno così, perché quando si spendono soldi pubblici per fare cose certi passaggi preliminari, vuol dire che si hanno già le idee ben chiare su tutto». «Ci vediamo costretti a interessare – conclude ‘Terra nostra’ – il Ministero dell’Interno affinché controlli il corretto dialogo istituzionale, salvaguardando ruolo e funzioni delle minoranze che ricordiamo sono garantiti dalla legge e per ristabilire ordine istituzionale a un Comune in preda al caos». Il commento sarcastico di Marco Corsini: «Mi pare tutto questo intempestivo». —

Luigi Cignoni

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