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fipili horror festival 

Preziosa menzione d’onore al regista Leonardo Barone

Francesca Lenzi
Preziosa menzione d’onore al regista Leonardo Barone

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piombino. L’8ª edizione del FIPILI Horror Festival, in scena dal 23 aprile a domenica scorsa a Livorno, ha registrato un successo di partecipazione e di pubblico, segnando anche la presenza come ospite del regista del brivido, Dario Argento. Una settimana di corti, anteprime, eventi collaterali, masterclass con autori, esposizioni, e molto altro ancora, per un festival cresciuto nel tempo che, ad oggi, rappresenta un punto fermo e autorevole nel panorama del cinema di genere. In tal senso, è ancora più preziosa la menzione d’onore conquistata dal piombinese Leonardo Barone per il cortometraggio “Black Hole”, in concorso nella sezione fantascienza.

«Per il cuore e la passione che trasudano dal corto», la motivazione al premio consegnato dalla giuria all’opera di Barone. «Di fronte a produzioni maggiori e più sofisticate, credo che dall’amore di Leonardo ci sia solo da imparare» il commento dei Manetti Bros, giurati nel concorso nazionale insieme al critico e youtuber Federico Frusciante e ai giornalisti e critici cinematografici Filippo Mazzarella e Valentina D’Amico.

«Era la seconda volta che partecipavo al FIPILI – racconta Barone – Nella scorsa edizione, per la categoria weird, portai un lavoro ispirato al videogioco Resident Evil, ma non vinsi nulla. Quest’anno è andata bene, e sono felicissimo; non solo per il premio e per le parole della giuria, ma anche per il pubblico che ha risposto con tanti applausi. È una soddisfazione anche perché faccio tutto da solo, senza praticamente budget. Diciamo che è il mio marchio di fabbrica. Mi piace molto il FIPILI Horror Festival – continua il piombinese – Quest’anno ho preso un albergo e sono rimasto a Livorno da giovedì a domenica sera. L’organizzazione è perfetta e il cinema della Gran Guardia è bellissimo».

Ma di cosa parla “Black Hole”? «È un horror ambientato nello spazio – spiega – È ispirato a Punto di non ritorno del 1997 di Paul Anderson e, per l’appunto, al film di Gary Nelson, Il buco nero, del 1979. Poi ci sono richiami a Romero e mi sono riguardato anche film come Sepolto vivo e Panic Room per cercare di ricreare il senso di intrappolamento». Progetti? «Sto finendo un mediometraggio, “Romeo. Un regista a effetto speciale”, girato per l’Italia e un corto su una sceneggiatura dell’autore romano Roberto Ricci». —

Francesca Lenzi

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