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san vincenzo 

Chiusa la struttura di accoglienza due licenziamenti

M.M.
Chiusa la struttura di accoglienza due licenziamenti

I sette profughi ospitati dalla Cri trasferiti in un altro centro Il presidente: «Useremo quegli spazi per l’accoglienza»

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SAN VINCENZO. Chiusa. Archiviata l’esperienza di centro per richiedenti asilo avviata nel 2015 dal comitato di San Vincenzo della Croce rossa italiana. La mattina del 29 aprile i sette ospiti sono stati trasferiti in una struttura a Cecina. «Non c’erano più le condizioni per poter continuare con questa esperienza», afferma il presidente del comitato locale della Croce rossa italiana Daniele Bettini.

Il centro di prima accoglienza a San Vincenzo è arrivato in passato a dare ospitalità fino a quindici persone in attesa di definire il loro status giuridico. «Abbiamo avuto al massimo 15 ospiti ma da un paio di anni le richieste sono diminuite», sostiene Bettini. A far desistere l’associazione dal proseguire nell’attività sarebbero i requisiti previsti nel bando per rinnovare la disponibilità all’accoglienza. «La nostra è stata un’attività che si è retta in larga parte sull’apporto dei volontari. Non ne facciamo una questione economica, a noi bastava rientrare delle spese. Invece, queste gare sono fatte in un modo che una piccola realtà come la nostra sia tagliata fuori. Per esempio, si prevede un determinato numero di dipendenti in relazione ai servizi richiesti». Un esempio può dare l’idea. «Le lezioni di italiano siamo riusciti a garantirle con delle nostre volontarie, quattro maestre in pensione che hanno messo a disposizione le loro competenze», spiega il presidente Cri San Vincenzo. Che aggiunge: «Se nell’accoglienza ci sono stati dei casi di speculazione sarebbe stato sufficiente fare i controlli».

La chiusura del centro di prima accoglienza ha risvolti anche occupazionali. «Purtroppo mi sono trovato a dover firmare due lettere di licenziamento per altrettanti contratti part time per due signore che si occupavano dei servizi di cucina, lavanderia e pulizie». In quegli spazi rimasti vuoti dalla mattina del 29 aprile all’interno della sede si sta valutando come proseguire sul fronte dell’accoglienza. «L’idea è di realizzare un’attività per l’accoglienza temporanea, in modo da dare risposte immediate a chi si trova in difficoltà. In parte già lo facciamo. Ieri siamo andati a prendere una persona a Livorno che starà con noi per alcuni giorni». — M.M.

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