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Nuovo laboratorio nel borgo per i caprini Piana del Rosso
I titolari arrivati da Milano da alcuni anni stanno scommettendo sulla pastorizia: «Oltre a preparare i fieni e allevare le capre oggi copriamo l’intera filiera»
SUVERETO. Non gli piaceva più il loro tipo di vita nel milanese e undici anni fa hanno preso al volo un’occasione presentatasi in località Calzalunga, a Suvereto, nella cascina La Piana del Rosso che poi ha dato il nome alla loro azienda. Un caso come tanti? Non proprio perché Maurizio Pusateri, 44 anni, e Cinzia Elia 42 anni, hanno intrapreso inizialmente a coltivare nella loro azienda, ma dal 2015 hanno iniziato ad allevare capre da latte, un’attività quasi dimenticata, con destinazione i caseifici della zona. E da un anno la svolta: «Oltre a coltivare i campi per preparare i fieni per le nostre capre – dice Maurizio – allevarle e mungere il latte, abbiamo deciso di produrre in proprio i tanti prodotti derivati. Insomma, facciamo l’intera filiera fino alla vendita diretta al pubblico». . La novità è la decisione di non restarsene in Calzalunga ma di approdare a Suvereto dove hanno affittato un fondo all’inizio di viale Carducci, di fronte al grande parcheggio a più piani e a due passi dal centro storico. «Pensiamo che un bel borgo come quello di Suvereto possa far meglio apprezzare il nostro lavoro – prosegue – e dietro l’esposizione di vendita lasciamo intravedere attraverso una vetrata tutte le fasi della lavorazione. Anzi, invitiamo ad assistere direttamente alla nascita dei prodotti».
Le specialità del latte caprino sono tante, dalla lavorazione lattica (robiola e caprino spalmabile), alla crosta fiorita, la ricotta di una delicatezza incredibile, il primo sale, rovaggiolo, oltre alle tradizionali caciotte, fino ai dessert come panna cotta, budino al cioccolato, yogurt… Ma di milanesi coinvolti in questa iniziativa ce ne sono altri due, con le stesse motivazioni di “cambiar vita”. «Abbiamo una sinergia con una azienda vicina, Le Capane, vicino Casalappi – spiega Maurizio – che ci supporta in base ai momenti lavorativi. Vengono anche loro da Milano e sono Lorenzo Secchi e Raffaella Poretti».
I titolari del “caprino” ricordano la storia della pastorizia che, come altre attività agricole, hanno contribuito storicamente, oltre alla nutrizione dell’uomo, anche a mantenere l’equilibrio della natura eliminando le erbacce e allontanando animali nocivi: capre e pecore hanno rappresentato un vero «diserbante naturale». Nel secolo scorso queste attività sono molto diminuite e la mutazione dell’ambiente ne ha risentito non poco. Ora c’è una riscoperta di questo settore, alla ricerca del cibo genuino di una volta, e le due famiglie milanesi ne sono un esempio. I nutrizionisti non risparmiano elogi al latte di capra. Unico difetto, costa un po’ di più del vaccino. «È dovuto al fatto che dalla stessa quantità di latte – dice la signora Cinzia – ci esce tanto meno prodotto. Facciamo tanti prodotti non limitandoci alla solita caciotta e stiamo già preparando anche un formaggio stagionato cui daremo il nome di Santa Croce in onore del patrono locale, per legarci ancor più al territorio». –
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