Italia
Rapina in una gioielleria Sgominata la banda, c’è anche una piombinese
La donna è accusata di ricettazione perché si è prestata a vendere i preziosi rubati. Due persone in carcere un’altra per ora irreperibile
FOLLONICA. Alla fine, il cerchio si è chiuso intorno a quattro persone che sono state raggiunte da un ordine di carcerazione firmato dal giudice per le indagini preliminari Giovanni Muscogiuri. Quattro persone, due uomini e due donne, accusate a vario titolo di aver rapinato il gioielliere Luciano Malucchi, titolare dell’omonima oreficeria che si trova in centro a Follonica.
Gennaro Bassolino, originario di Napoli che vive a Gavorrano di 44 anni, la sua compagna Arcangela Pellegrini, che ha 28 anni (entrambi difesi dagli avvocati Claudio Boccini e Riccardo Lottini) e un terzo uomo già identificato ma al momento irreperibile, sulle cui tracce si sono messi i carabinieri. È finita nei guai anche un’altra follonichese: si tratta di Erika Talone, 28 anni, originaria di Piombino, ai domiciliari con l’accusa di ricettazione: la donna, difesa dall’avvocato Jurij Di Massa si sarebbe occupata della vendita di alcuni gioielli portati via dal negozio di Follonica ad alcuni compro-oro. Non soltanto nella città del golfo, ma anche a Piombino. Due mattine fa, Bassolino, Pellegrini e Talone, si sono presentati davanti al giudice per le indagini preliminari Giovanni Muscogiuri: soltanto la ragazza accusata di ricettazione ha risposto alle domande del gip che ha confermato le misure cautelari. Era il 22 marzo quando il commando, composto da quattro persone (una donna e tre uomini), si è presentato poco dopo le 19 alla gioielleria. Hanno finto di essere clienti. Uno solo di loro aveva il volto coperto: gli altri sono stati tutti riconosciuti dai carabinieri. A legare e minacciare con una pistola Luciano Malucchi furono, secondo le indagini, Bassolino, la sua compagna e gli altri due uomini. Portarono via gioielli per 50mila euro di valore che già la mattina seguente, hanno tentato di rivendere in un compro oro di Follonica. La commessa del negozio però, non ha accettato la merce offerta dalla Pellegrini, già conosciuta per aver avuto qualche noia con la giustizia. I carabinieri, con la descrizione dei due rapinatori in mano, hanno cominciato a tenerli d’occhio e ad ascoltare le loro conversazioni: è a questo punto, solo pochi giorni dopo, che entra in gioco anche Erika Talone, che si presta a vendere la merce nei vari compro-oro della zona. Un’attività frenetica «intrapresa senza alcuna prudenza - scrive il gip Muscogiuri - in considerazione dell’urgenza di percepire il controvalore liquido occorrente per l’acquisto di cocaina». Tra i passi falsi commessi dai quattro, ci sono anche i viaggi fatti bordo di una Panda che era stata rubata la notte prima della rapina a Gavorrano e che veniva utilizzata da Pellegrini e Bassolino e parcheggiata a 20 metri da casa loro. Quando i militari l’hanno ritrovata e ispezionata prima di restituirla al legittimo proprietario, hanno rinvenuto alcuni monili in oro che erano stati portati via proprio dalla gioielleria. —
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