Il Tirreno

territorio da proteggere  

Da Campiglia fino alle terme l’antico percorso da valorizzare

Valeria Parrini
Da Campiglia fino alle terme l’antico percorso da valorizzare

Tra storia e aneddoti di vita, con Gianfranco Benedettini alla scoperta del tracciato delimitato da muri tardomedievali

3 MINUTI DI LETTURA





CAMPIGLIA. «Un percorso di indubbia suggestione, da valorizzare», per dirla con Gianfranco Benedettini. Che da storico locale attento ne conosce origini e aneddoti.

Il tracciato è quello che dall’area termale arriva a Campiglia, tagliando in un punto l’asfalto della Via di Venturina per poi continuare. Ai lati, a volte ben visibili da entrambi, a volte no, è costeggiato da un muro tardomedievale dal valore architettonico e monumentale riconosciuto dalla Sovrintendenza. E che in alcuni tratti avrebbe bisogno di una cura maggiore.

A pieno titolo il percorso é inserito nella Carta dei sentieri di Campiglia, ideata dal gruppo sportivo La Bifora. Il numero 57, l’Anello delle terme.

Ce ne sono di storie da raccontare. La descrizione che Benedettini fa del percorso inizia a Campiglia, poco dopo il campo sportivo dove s’incontra, sulla destra, l’antico podere “I macelli vecchi”. «Più sotto, a sinistra, c’é il Muro delle Donne, la vecchia strada che scende verso Cafaggio. Questa, solo nella prima parte, - spiega - è caratterizzata da sei tornanti sui quali i ciclisti si sono affannati e si affannano tuttora».

«Io - ricorda Benedettini - l’ho vista quando vi pedalavano anche i professionisti, specialmente nella corsa Massaua-Fossati degli anni 50. Gino Bartali, ad esempio, non accettava le spinte che i suoi tifosi gli davano, picchiandoli con la pompa e rivolgendosi loro in malo modo».

Il Muro delle Donne, e non è il solo, non versa in buone condizioni. Il nome lo conoscono in molti. L’origine forse no. «Ci sedevano le donne di Campiglia, in attesa che il fattore di turno, in genere dei Maruzzi, ne scegliesse alcune per lavorare nella sottostante proprietà poderale. Un muro basso, adatto per sedervi “a riprendere fiato”, prima di affrontare la salita più ripida verso il paese», spiega ancora. E aggiunge che poco dopo essere entrati in questo tratto di strada, se ne apre un’altra, sulla destra, che ha un carattere storico, sia per il muro di contenimento, sia per il fondo di sassi. Una strada o viottolo di cento metri o poco più che, però, immette sulla strada denominata del “Mercurio” dal podere, oggi azienda agrituristica, caratterizzato dalla figura del Dio a mo’ di meridiana, molto ammirata e ben realizzata in ferro. Da qui si scende verso Villa Mussio per immettersi nell’altro tracciato storico, la via Fonda, che presenta le medesime caratteristiche strutturali della prima. Anche questa fa parte dell’antica strada che da Campiglia portava in Caldana che, allora, si presentava con un agglomerato di case abbastanza importante, con cassetta postale e rivendita di generi di monopolio. Qui scorreva la Fossa Calda, e qui si trovava il bivio che immetteva sulla via Emilia-Aurelia. «Le due strade o viottoli hanno un carattere storico e dovrebbero essere preservate come esempio di antica struttura stradale», chiude lo storico. —

Valeria Parrini

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Primo piano
La tragedia

Cecina, il parto in casa e il neonato morto in una busta: i dubbi da chiarire

di Claudia Guarino