Abusivi 4mila metri quadri di strutture dentro la tenuta
Il Comune di San Vincenzo fa scattare l’ordinanza: 90 giorni per la demolizione Si riducono le superfici previste dal piano di recupero del comparto immobiliare
Tettoie, voliere, capanne. E molto altro. È tutto abusivo e da demolire. Più di 4.000 metri quadrati di costruzioni, dentro ai confini della Tenuta di Rimigliano. Uno spicchio di 540 ettari su cui dalla fine degli anni Novanta discutono mondo politico, comunità locale, associazioni e comitati ambientalisti, anche a livello regionale e nazionale, divisi su un progetto di riqualificazione e recupero degli immobili che è passato di mano, e con più di una sforbiciata alle volumetrie, dalla Parmalat di Tanzi alla Rimigliano Srl.
La misura del nuovo taglio la dà l’ordinanza numero 32 del Comune di san Vincenzo, a firma del dirigente del Governo del territorio Salvatore De Priamo. Il provvedimento è dell’1 aprile e prevede 90 giorni per il ripristino dello stato dei luoghi. Di fatto fissa anche i presupposti alla base della variante anticipatoria del Piano operativo che arriva in approvazione nel consiglio comunale. La seduta dovrebbe tenersi l’8 aprile.
Il patrimonio edificato esistente nella tenuta è da anni al centro delle discussioni, in quanto per associazioni, comitati ambientalisti e gruppi politici esso sarebbe stato gonfiato ben oltre le reali possibilità. Della Tenuta si parla da una ventina d’anni. A dir la verità, dagli anni Settanta; ma è dagli anni della Parmalat e della proprietà facente capo ai Tanzi che la Tenuta di Rimigliano è al centro della battaglia politica locale, regionale e perfino nazionale.
Nel 2003 la Parmalat fallisce, e alla successiva asta immobiliare la spunta la cordata facente capo a Maurizio Berrighi, Gioia Marchi Falck, Antonio Pecci, Piero Antinori – ai quali si sono aggiunti recentemente Gaddo della Gherardesca e Ferruccio Ferragamo –, che batte la Lazzi e si aggiudica la prestigiosa proprietà di circa 540 ettari per 23,5 milioni di euro, accollandosi 7 milioni di debiti Parmalat.
Nel regolamento urbanistico del 2000 era possibile realizzare all’interno della tenuta 30.500 metri quadrati (mq), con la prima variante del 2012 la previsione venne diminuita a 22.600 mq. Oggi, con la nuova variante, adottata a giugno 2018, il dimensionamento viene ulteriormente diminuito a 19.200 mq. Nel dettaglio: 11.100 a destinazione residenziale, rispetto ai 13.100 del regolamento urbanistico vigente, 7mila mq di turistico ricettivo e 1.100 a destinazione agricola.
Gli abusi sono stati riscontrati in varie aree della tenuta e nei poderi Chiusacce, Uguccione, Casa delle guardie, Poggettino, Walfredo. In tutto 4.189,53 metri quadrati che in passato sono stati edificati senza le necessarie autorizzazioni. Sono i segni della storia agricola che nei decenni si è stratificata nella tenuta. Rappresentano anche la misura di ciò che per molti si poteva recuperare ad uso residenziale e invece l’ordinanza certifica essere fuori posto.
Tettoie in lamiera. Altri manufatti, anche solo di 6 o 5 metri quadrati. C’è finito un po’di tutto nel conto. Tre voliere di oltre 240 metri quadrati l’una. Un capannone diroccato di 583 mq, due tettoie con struttura metallica di 512 e 606 mq. Compaiono per la prima volta nelle foto aeree del 1968. E l’anno fa la differenza. Il 6 agosto 1967 entra in vigore la legge Ponte che estende l’obbligo della licenza edilizia a tutto il territorio comunale. Perciò, un fabbricato costruito prima dell’entrata in vigore della legge fuori del perimento del centro urbano, così come individuato al 1967, risulta ancora regolare. Ed è un passaggio non da poco.
Sulla consistenza dei volumi presenti nella tenuta di Rimigliano più volte ci si è accapigliati. Anche in consiglio comunale. A partire dai rilievi aerofotogrammetrici. Ovvero, le cartografie create con le immagini realizzate da appositi apparecchi fotografici posti su aeroplani. Adesso si scopre che quei manufatti prima del 1968 non compaiono. Eppure, in passato si è sostenuto l’esatto contrario. Appellandosi a memorie orali o allo schermo della vegetazione che avrebbe fatto da velo agli obiettivi fotografici durante le ricognizioni aeree sulla tenuta in epoche antecedenti al 1967.
L’albergo resta al centro del piano della Tenuta di Rimigliano. Il tutto mediante la formula della variante al Piano aziendale di miglioramento agricolo convenzionato con valenza di piano attuativo. Il risultato arriva dopo un lungo tavolo di confronto in cui non sono mancate battute di arresto con Regione Toscana, Provincia di Livorno, Comune di San Vincenzo e Soprintendenza. E muove dalla proposta avanzata dalla proprietà, la Rimigliano Srl. E nel percorso della variante c’è scritto nero su bianco: “Verificare la legittimità delle superfici esistenti all’interno della tenuta” prima dell’approvazione definitiva. —
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