Il Tirreno

controllo del vicinato 

Prime adesioni dei cittadini «Ci piace il senso di comunità»

Claudia Guarino

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PIOMBINO. L’idea c’è, le prime adesioni anche. Ma il progetto di controllo del vicinato ancora non è entrato nel vivo. «Stiamo aspettando il riscontro dei 15 cittadini che hanno deciso di prendere parte al programma – dice l’assessore Claudio Capuano – Nell’ultima riunione abbiamo deciso che sarebbe stato loro compito parlare con i vicini di casa, così da raccogliere nuove adesioni e comunicarle alla polizia municipale. Sollecito dunque i cittadini a darci un riscontro entro fine mese, perché per iniziare il controllo del vicinato in un quartiere abbiamo bisogno che ci sia almeno un gruppetto di residenti pronto a prendere parte al progetto».

Né pattugliamenti, né ronde. Si tratta di osservare vie e abitazioni, magari percorrendo un tratto di strada in più nel rincasare dal lavoro, così da appurare che non stia avvenendo niente di strano. Ecco in cosa consiste il controllo del vicinato, progetto pensato per garantire maggiore sicurezza e per recuperare quel senso di comunità tra abitanti dello stesso quartiere che talvolta, col passare del tempo, tende a perdersi. «Quando riceveremo la comunicazione dei cittadini e saremo in grado di formare un primo gruppetto di controllo - afferma Capuano – installeremo i cartelli ed entreremo nel vivo del progetto».

Per adesso hanno aderito 15 cittadini, residenti in varie zone della città. C’è chi ad esempio vive a Salivoli, chi in piazza della Costituzione e chi invece abita più vicino al centro storico. I più sono entusiasti, ma c’è anche qualcuno che sottolinea come la mancanza di tempo libero possa ostacolare una piena partecipazione al progetto. «Io credo che sia un’iniziativa utile – racconta Paolo Parrini, uno dei 15 piombinesi che hanno deciso di prendere parte al controllo del vicinato – Nel mio palazzo siamo in tre ad aver aderito, perché pensiamo che il programma possa contribuire al mantenimento della sicurezza e della tranquillità».

«Noi non possiamo intervenire – aggiunge Simone Chigiotti – Ma se vediamo qualcosa di strano dobbiamo informare le forze dell’ordine. Credo che sia un’iniziativa interessante e adesso dobbiamo spargere la voce affinché aderisca il maggior numero di persone possibile».

Oltre alla questione della sicurezza, c’è anche un altro aspetto. «Mi piace come idea – sottolinea Elena Bernini - anche perché il progetto può far sì che gli abitanti di uno stesso quartiere tornino a conoscersi tra loro. È anche un modo di recuperare un po’ di calore umano».

Sicurezza e compagnia, dunque. E c’è anche chi, come Luigi Mussi, pensa che il controllo del vicinato possa «essere un modo per contribuire a creare una Piombino migliore. Mi piace l’idea di farne parte». —

Claudia Guarino

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