Il Tirreno

campiglia 

Marconi vuole fare il sindaco sostenuto da Fratelli d’Italia

Annalisa Mastellone
Marconi vuole fare il sindaco sostenuto da Fratelli d’Italia

La sua premessa: «Non ho nulla da chiedere e mai ho chiesto nulla alla politica» Attacchi alle amministrazioni Pd e al candidato di Gruppo 2019 Nicola Bertini

4 MINUTI DI LETTURA





campiglia. «Non ho nulla da chiedere e mai ho chiesto nulla alla politica, faccio l’avvocato da 40 anni e sono molto gratificato della mia professione». Ha esordito così Giovanni Marconi nella presentazione pubblica, la sera del 22 marzo, della lista con cui mira si candida a sindaco di Campiglia Marittima, in sfida con Alberta Ticciati, per il centrosinistra, e Nicola Bertini sostenuto dal Gruppo 2019. Al tavolo con Marconi, Samanta Poli, designata come vicesindaca in caso di vittoria, e Andrea Romiti, portavoce provinciale di Fratelli d’Italia, candidato sindaco a Livorno.

Marconi ha presentato il simbolo, col castello Magona su tricolore e il suo nome su sfondo azzurro. Nella saletta comunale, molto affollata, c’era anche Luca Cosimi. «Ho deciso di entrare nell’agone politico – ha detto Marconi – perché molte persone mi hanno chiesto come mai erano state consigliate da Forza Italia e Lega di votare una lista voluta dal comunista Massimo Zucconi con aspirante sindaco Bertini, di San Vincenzo, qui ai più sconosciuto e anche lui stato di Rifondazione comunista. Ho chiesto spiegazioni ai plenipotenziari di zona che mi hanno detto: “Se non gli va bene, che non vadano a votare”. Una risposta scorretta e maleducata. Se devo votare una lista tradizionalmente di sinistra, quella del Pd che ha provocato tanti danni, o una lista che candida un soggetto che viene da Rifondazione, non ci sto. C’è una bella differenza tra essere statalista in economia e in impresa o essere per una libera impresa in libero Stato».

Una candidatura quella di Marconi che ha suscitato reazioni nel centrodestra. Soprattutto, ha ricordato, quella di Gianluigi Palombi coordinatore di Forza Italia Val di Cornia – Elba, che insieme alla Lega appoggia la lista Gruppo 2019, «di fatto una lista gestita dai partiti». «Palombi ha detto che la nostra lista, nata come proposta alternativa, ha possibilità nulle di vittoria, e che finisce, magari scientemente, di favorire il Pd», ha riportato con sorriso ironico. Molto spazio Marconi lo ha riservato a parlare del Gruppo 2019 «ma l’unica lista civica è la nostra» ha detto, definendo più volte Bertini «il mio contraddittore», oltre che «aspirante sindaco seriale» in virtù delle sue precedenti candidature a sindaco a San Vincenzo.

Poi è passato a parlare della sua idea di governo del paese. «Per mandare avanti questo Comune – ha sottolineato – ci vuole gente capace, non politicanti professionali. La mia sarà una squadra competente in grado di risolvere i problemi, per rendere forte l’economia locale, produrre lavoro e creare benessere. Un amministratore deve dare strumenti e scegliere le persone adatte perché certi comparti tornino a funzionare». Tra i settori più sofferenti, l’agricoltura, per la quale finora il Comune, sostiene, non ha fatto nulla. «Un’eccellenza come l’area fieristica – ha detto – potrebbe dare una mano agli agricoltori, magari, ad esempio, con mercati ortofrutticoli periodici. Iniziative del genere sarebbero possibili anche per il rilancio dell’artigianato. Ma viene gestita in maniera ridicola, perché questa struttura, altrove, sarebbe sempre aperta». Nata per valorizzare commercio, artigianato e produzioni locali, la fiera si è negli anni snaturata secondo Marconi che evidenzia la presenza di espositori da altre regioni, e punta il dito sull’affidamento della sua gestione alla Sefi. «Insieme alla farmacia – ha detto – viene gestita da una società, e il Comune paga 80mila euro di stipendi tra il Cda e il presidente Leonardo Carolini, particolarmente beneficiato dalla pubblica amministrazione visti gli incarichi in altri enti. Non poteva il Comune gestire la fiera con un assessore e scegliere un manager, più competente? Invece si fa sempre agli amici degli amici, così i soldi rimangono in famiglia, ma sono soldi nostri».

Ha poi riportato argomenti «usati dal mio contraddittore solo per fare presa sul pubblico, gonfiati da un’esigenza elettorale». Le cave, per esempio. «Bertini vuole chiuderle. È il Comune che chiede alla Regione di inserire nel suo territorio zone da destinare a cave, quindi questo errore è stato fatto 70 anni fa, e c’era la sinistra al governo, non noi, prorogando anche le concessioni negli anni. Ma ora, che si fa, si mandano a casa 200 famiglie?». Infine, l’avvocato ha parlato della necessità di rilanciare il turismo. «Chiuso lo stabilimento di Piombino, che era un serbatoio di voti che non ha mai prodotto utilità, certo ha dato da mangiare a tante famiglie, ma non si può continuare a fare acciaio e industria rimettendoci quattrini, e quando c’è lo Stato è così. Bisogna – ha detto – inserire nel nuovo piano strutturale la previsione di zone in cui creare strutture turistiche ricettive. E dare a chi investe in questo strumenti e professionalità che insegnino come pubblicizzare la loro attività, non gestirla». —

Annalisa Mastellone

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Italia

Muore nello schianto contro la vettura dell’ex compagno: ipotesi omicidio volontario

di Redazione web