Il Tirreno

lo scenario 

Porto della Chiusa valuta il ricorso al Tar contro Invitalia

Manolo Morandini

Contestato il no al finanziamento per dare corso al progetto «Andiamo avanti, entro marzo l’assemblea dei soci» 

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C’è un doppio orizzonte per il progetto del porto della Chiusa. E su dove farà rotta la cooperativa a cui fa capo il maxi investimento verrà deciso nelle prossime settimane. Lo conferma il presidente Lio Bastianini: «Stiamo lavorando con impegno perché il progetto vogliamo realizzarlo». Uno scenario guarda alla messa a punto di un rinnovato piano economico finanziario. «Ho un vincolo di riservatezza – dice –, ma ci sono prospettive in positivo». L’altro prevede di imboccare la strada delle carte bollate, con il ricorso contro Invitalia che ha respinto la richiesta di finanziamento. «Ipotesi che è al vaglio dei nostri avvocati», afferma il presidente della cooperativa. Ed è certo che i soci saranno chiamati ad esprimersi in assemblea entro la fine di marzo.

Il progetto Chiusa – in cui rientrano tra l’altro una darsena turistica con 652 posti barca, strutture commerciali, polo della cantieristica e un’area dedicata alle attività di pesca con magazzini per la conservazione del pescato fresco – è uno dei cinque che avevano fatto domanda per l’accesso ai finanziamenti, in tutto 20 milioni di euro, previsti dal Ministero dello Sviluppo economico nell’ambito dell’Accordo di programma del 2014 e del secondo accordo del 2015 per attrarre nuove imprese e favorire il reimpiego dei lavoratori espulsi dal mercato del lavoro, la cui attuazione è stata affidata a Invitalia. Gli altri quattro, anche questi respinti e almeno in parte dati per definitivamente tramontati, fanno capo a Piombino Logistics, nell’ambito della logistica delle merci, Creo, con l’ipotesi di installare un impianto per il trattamento della frazione organica dei rifiuti per produrre lignite, Ecoline Tyre, per lo smaltimento degli pneumatici esausti e il recupero delle materie prime, ed Etrusca Profilati, specializzata nella lavorazione dei laminati zincati.

Nonostante i termini siano scaduti, il bando legato alla legge 181 del 1989 è stato riaperto. Ed i soldi verranno assegnati (si spera) non tramite una graduatoria come la prima volta. Il nuovo avviso, per una cifra che potrebbe aggirarsi sugli originari 20 milioni di euro, rimarrà aperto fino a esaurimento fondi esaudendo le richieste secondo l’ordine di presentazione delle stesse.

Una finestra che si apre e a cui non esclude di provare ad affacciarsi di nuovo la cooperativa La Chiusa di Pontedoro. «Valuteremo se presentare una nuova domanda tenendo conto dei nuovi criteri richiesti», dice Bastianini. La cooperativa ha concluso tutti gli adempimenti burocratici, la valutazione d’impatto ambientale della Regione e il via libera della conferenza dei servizi. Insomma, ha in mano un progetto che ha superato tutti gli esami.

Il 14 febbraio si è svolta a Firenze la riunione in Regione, con Invitalia e le aree di crisi di Piombino e Livorno per valutare le iniziative di promozione delle nuove opportunità di accesso ai finanziamenti. Alla riunione erano presenti per il Comune di Piombino l’assessore Nicola Cecchelli, insieme a Corrado Diotallevi e Tommaso Cafora di Invitalia, Gianfranco Simoncini per la Regione Toscana, Alberto Ricci per la Camera di Commercio Maremma e Tirreno e i rappresentanti dei Comuni di Livorno, Collesalvetti e Rosignano. Partendo dal fallimento del precedente bando del 2016 a fronte del quale nessun progetto è stato ammesso a finanziamento è stata preannunciata l’apertura di nuovi bandi non appena sarà firmata la proroga all’Accordo di programma. E potranno essere ripresentati anche gli stessi progetti bocciati sul bando del 2016, se corretti rispetto ai criteri richiesti e se in possesso del fondamentale requisito della cantierabilità. –



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